Tre morti per un contromano in autostrada ma nessun colpevole

Nessun colpevole per il caso dell’alcolizzato che, dimesso da una clinica a Bra, nel Cuneese, il 14 agosto 2008 percorse 50 chilometri contromano prima sull’autostrada Torino-Piacenza e poi sulla tangenziale di Torino provocando due incidenti in cui rimasero uccisi lui stesso e altre due persone.
Il gup torinese Daniela Rispoli ha disposto il non luogo a procedere per i sei imputati, quattro dirigenti autostradali e due medici, citati a processo dai pm Raffaele Guariniello ed Elisa Buffa.
Il giudice ha disposto che non si tenga il processo «perché il fatto non sussiste».
Tra gli accusati c’erano Gianni Luciani, amministratore delegato della Satap, che gestisce la Torino-Piacenza, e Giovanni Ossola, presidente dell’Ativa, che gestisce la tangenziale di Torino. Con loro anche due dirigenti responsabili della sicurezza per le due società concessionarie.
I pm Guariniello e Buffa li accusavano di avere omesso di valutare «il grave e specifico e diffuso rischio del contromano» nel documento di valutazione rischi, e di non avere adottato le dovute misure di prevenzione facendo inserire presso le due barriere (quella di Villanova d’Asti e quella di Trofarello) i dovuti dispositivi automatici di allarmi acustici e ottici, i sistemi di videosorveglianza di porte e piste.

Patente ritirata perché ubriaco ma l’aveva duplicata

I due medici della clinica, che avevano dimesso il paziente, alcolizzato e depresso poi messosi al volante, «avrebbero dovuto comunicare le dimissioni alla Asl e predisporre un suo trasferimento». Accuse ritenute insussistenti dal gup.
L’incidente accadde intorno alle 19,30 del 14 agosto 2008, quando il cinquantacinquenne Diego Eugenio Olivetti, poco dopo essere stato dimesso dalla clinica, imboccò la A21 in contromano superando la barriera di Villanova d’Asti. Poco dopo, a Riva presso Chieri, su un lungo rettilineo, si scontrò con un’Alfa 164, l’auto guidata da Alberto Santillo, un pensionato di 64 anni, che uscì di strada e morì. Intorno alle 19,45 Olivetti superò la barriera di Trofarello si scontrò con la moto di Andrea Tamagnone, 39 anni, di Rivoli, nel Torinese, urologo all’ospedale Molinette: entrambi rimasero uccisi.
Numerose le chiamate d’allarme arrivate in pochi minuti ai centralini della polizia stradale per segnalare la presenza della Golf di Olivetti che procedeva contromano in autostrada. Ma non sono servite per evitare il duplice incidente costato la vita, in tutto, a tre persone. Nella corsa fatale durata più di quindici chilometri lungo la carreggiata sud, anche una pattuglia dei carabinieri, che procedeva nella carreggiata opposta, ha incrociato Diego Eugenio Olivetti e ha fatto il possibile per attirare l’attenzione del conducente, senza esito.
Otto mesi prima dell’incidente in cui è morto, a Diego Eugenio Olivetti era stata sospesa la patente dai vigili urbani di Torino per guida in stato di ebbrezza ma poi l’aveva duplicata. E proprio la mattina precedente l’incidente, Olivetti era stato dimesso da una clinica di Bra, in provincia di Cuneo, – era andato a prenderlo il figlio – specializzata nel trattamento di diverse patologie, tra cui quelle legate al consumo di alcool.

Una folle corsa a 200 chilometri all’ora contromano

L’uomo aveva alle spalle una lunga storia di depressione e di abuso di alcool ed era incappato per ben due volte in sanzioni per guida in stato di ebbrezza tanto che in passato, aveva seguito varie terapie disintossicanti. Da qualche anno, poi, presentava sintomatologie depressive e a volte perdeva l’equilibrio e cadeva a terra. Inspiegabile, quindi, la scelta dei medici di dimetterlo dal reparto di neuropsichiatria della clinica dov’era ricoverato. Il primario, Giovanni Bergesio, nell’immediatezza del fatto, aveva sostenuto che Olivetti «era in buone condizioni sia fisiche che psichiche» al momento delle dimissioni e che lo aveva, comunque, consigliato di «rivolgersi a un Sert».
Nella ricostruzione degli incidenti, attraverso i filmati delle telecamere della Satap acquisiti dalla polizia, era emerso che Olivetti aveva fatto una manovra di inversione subito dopo l’ingresso in autostrada proseguendo, poi, in direzione di Torino. I testimoni rintracciati dalla polizia parlano di una corsa folle e in contromano a una velocità compresa fra i 150 chilometri e i 200 chilometri all’ora. Non c’erano cantieri che lo potessero trarre in inganno e fargli cambiare inavvertitamente carreggiata e per questo il comportamento di Olivetti appare ancora più anomalo. Nella sua folle corsa contromano era passato anche, a gran velocittà, al casello di Trofarello tanto che alla Satap risultava un «transito anomalo».