Migranti: noi li accogliamo e l’Europa li respinge. Lo dimostra un video sul web

Volete sapere come l’Austria rimanda in Italia i migranti che tentano di varcare il confine? Un video pubblicato su Corriere.it, e che sta facendo il giro della rete, lo documenta senza ombra di dubbio. Tutto inizia con questi povericristi, profughi, reduci di traversate, disperati che sfidano deserti, acque e disagi inimmaginabili con nel cuore la speranza di lasciarsi alle spalle povertà, guerre, sofferenze per approdare in un mondo migliore. Li accompagna il sogno di costruirsi un futuro diverso per sé e la propria famiglia.  Sono sbarcati in Sicilia. Ma il loro obiettivo è di  arrivare in Germania, Olanda, Svezia, Norvegia.  Alla stazione del Brennero, salgono sul treno diretto a Monaco. Frettolosamente, furtivamente, con un biglietto elettronico, privi di passaporto, qualche improbabile documento nelle tasche. Soli, a sfidare il destino.

La polizia austriaca

La nostra polizia ferroviaria assiste senza battere ciglio. Ogni giorno arrivano a decine. Duecento a settimana. Difficile fermarli. Complicato identificarli. Se non fosse che di lì a poco salgono sul treno gli agenti della polizia austriaca. Il treno riparte. Gli immigrati se ne stanno stretti nei vagoni, lungo i corridoi. Ed è lì che , impietoso, arriva il controllo. La polizia austriaca non fa sconti.  Sei senza passaporto? Allora, alzati, devi scendere. Opponi resistenza? Scattano le manette.

Europa orribilis

Il tempo di arrivare ad Innsbruck e i migranti vengono fatti scendere, infilati su un pulmino  e riaccompagnati in Italia. La legge europea è rigida. Non prevede eccezioni. L’Italia è il primo Paese in cui sono sbarcati e lì devono tornare. Lo prescrive la Convenzione di Dublino.  Va a farsi benedire ogni umana pietà. Dura lex, sed lex. Funziona così, in Austria, in Germania, in Olanda, in ogni parte di questa Europa orribilis. Dove se ne fregano se in Italia siamo invasi dai migranti, se non ce la facciamo più a contenerli, se i nostri mari sono diventati cimiteri per i disperati del mondo. Ma quando riusciremo a mandare al diavolo quei Trattati e quelle Convenzioni che ci stanno maledettamente opprimendo? Come se fossimo il Bengodi e non un Paese che scoppia…