Matteoli striglia Forza Italia: «È l’ora di essere meno buoni col governo»

«Mi è capitato di parlare con qualche nostro elettore e mi sono accorto che la percezione dei fatti è ingannevole. Se c’è qualcuno che in questo momento è in difficoltà è Matteo Renzi. Noi di Forza Italia abbiamo sempre la stessa posizione». Altero Matteoli non si capacita di «come siano state cambiate le carte in tavola» da parte del presidente del Consiglio.

Senatore Matteoli, almeno è d’accordo con il premier quando dice che il patto del Nazareno scricchiola?

È vero. Ma se scricchiola è per esclusiva volontà di Renzi. I patti si mantengono. Se lui ogni volta cambia posizione non è colpa di Forza Italia.

Sempre dal governo, la ministra Maria Elena Boschi rincara la dose. Dà la colpa a Forza Italia: sostiene che c’è stallo sull’Italicum perché voi litigate.

Noi non abbiamo litigato su nulla, non c’è stato nessun organo del nostro partito che abbia votato contro gli accordi presi.

Sul voto del Csm e della Consulta, tuttavia, la sensazione dall’esterno è che sia stata un’occasione persa…

Anche in questo caso non per colpa nostra. Mentre iniziava il voto e mentre alcuni senatori avevano già votato, Renzi non ha mantenuto la parola data, ha cambiato le carte in tavola ed è spuntata una nuova candidatura. Ditemi voi a quel punto che potevamo fare…

La Boschi dice pure che le riforme a questo punto si fanno con chi ci sta…

Questa frase è la dimostrazione che non siamo noi a voler far saltare il tavolo. Noi avevamo stipulato un accordo. Si vede che ci sono posizioni diverse da quelle che il Partito democratico aveva fino a qualche tempo fa…

Quindi potrebbe saldarsi l’asse Renzi-Grillo e l’alleanza tra M5S e Pd potrebbe andare oltre il voto per Consulta e Csm?

Sarebbe un governo che andrebbe a virare verso posizioni estremiste. Renzi è disposto a correre un tale rischio? Non mi pare possibile.

In questo scenario, c’è pure chi intravede possibili alleanze per le elezioni al Quirinale, allorché Napolitano passerà la mano. Prende davvero forma l’eventualità di candidature di rottura come quelle di Stefano Rodotà o di Milena Gabanelli alla presidenza della Repubblica? 

Lei corre troppo. Prima di tutto, io escludo che Napolitano lasci il Qurinale alla fine dell’anno, come leggo invece da alcuni retroscena. In secondo luogo, voglio proprio vederla un’alleanza Grillo-Renzi.

Che cosa risponde, invece, a chi rimprovera a Forza Italia un eccesso di tatticismo?  

Rispondo che, in effetti, bisogna passare all’azione. Dobbiamo essere più incisivi. Dobbiamo pensare a ricompattare le forze di centrodestra, mettendoci intorno a un tavolo con chi ci vuole stare. Sono sempre più convinto che le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono.

Il vostro capogruppo alla Camera Renato Brunetta, ha ammonito Renzi con un  «leali, sì ma non fessi».  

Sono d’accordo. Io rilancerei quanto detto da Brunetta. A mio avviso è arrivato il momento di essere un po’ meno buoni con il governo.

La politica dei due forni di Renzi è stata paragonata da autorevoli editorialisti alla vecchia politica democristiana dei governi Andreotti. Lei condivide il parallelo?

Non diciamo sciocchezze, non sono stato mai un estimatore di Andreotti, ma il paragone è veramente improponibile. Con Renzi parliamo di assai più modesti livelli politici.