M5S: l’ombra della scissione. Sul web ironia e insofferenza per Grillo

Nel ciclico “gioco ad esclusione multipla” delle eliminazioni on line proposto dal blog di Grillo, il Grande Fratello degli iscritti al Movimento cinque Stelle ha votato per la doppia espulsione dei due deputati nominati in questo girone di radiazioni: Paola Pinna e Massimo Artini. E non c’era momento peggiore per farlo: a ridosso della batosta elettorale appena subita dai grillini alle Regionali di Emilia e Calabria, più colpiti che mai da un’emorragia di consensi (e di voti), e con la diatriba dilaniante perennemente in corso – e mai risolta – sulla mancanza di una dialettica democratica interna al movimento, che fraziona ulteriormente una compagine già spaccata, e non da oggi. Insomma, forse sarebbe stato più opportuno aspettare almeno un po’ per offrire in pasto a media ed elettori l’ennesimo divorzio politico, tutt’altro che consensuale. Un addio alle fila del movimento decretato da un’inappellabile sentenza pronunciata on line con il 69,8% delle adesioni – il Corriere della sera spiega come a votare sugli oltre 100.000 accreditati sono solo 27.818 – che ha sancito l’espulsione dei due deputati pentastellati «accusati» di «violazione del codice di comportamento sulla restituzione di parte dello stipendio». I due radiati andranno ad unirsi alla lunga lista di proscritti (ad oggi sono 22 i fuorisciti dai Gruppi M5S in Aula, ma già si parla di nuovi addii in vista), e per il movimento adesso il rischio di una concreta scissione è palpabile più che mai.

Il rischio scissione secondo l’ideologo M5S Aldo Giannuli

E a paventarlo, tra i molti, c’è anche lo storico Aldo Giannuli, ideologo del M5S che, intervistato da Affari Italiani.it prova a ipotizzare uno scenario da day after. Cosa accadrà adesso? «È difficilissimo capirlo, potrebbe anche essere una scissione» – dichiara Giannuli on line – . Ovviamente io mi auguro di no. Ma questa cosa scatenerà una reazione a catena e fa salire moltissimo la temperatura interna al movimento. Se il tentativo era quello di avviare una discussione serena e pacata, qui si è fatto esattamente l’opposto». Ma è Grillo che continua a sbagliare, o sono i suoi? Quasi inutile chiederselo, sembra di leggere tra le righe delle risposte date da Giannuli al sito di Affari Italiani. «Lui li ha commessi come li hanno commessi tutti. Ma non buttiamo la croce solo su Grillo. Ad esempio i gruppi parlamentari sono stati al di sotto delle loro potenzialità. Grillo ha sbagliato il momento ma anche i suoi seguaci sbagliano perché il 69% nella votazione online per le espulsioni non è uno scherzo». Tutti colpevoli, insomma: leader, parlamentari e iscritti pentastellati: non sarà un sentenza votata in Rete, ma la conlusione di Giannuli è una diagnosi altrettanto inappuntabile.

L’ironia del web

Eutanasia o implosione? Tappa fisiologica ormai imprescindile per tutte le realtà parlamentari o presa di coscienza dell’evanescenza di un modello politico? Le risposte arriveranno con il tempo: nel frattempo il web, tra sconcerto, rabbia, delusione e fede cieca, hashtag e post, registra accanto alla conferma dei voti di proselitismo indefesso («gli infedeli non devono rimanere»), le esternazioni ironiche («ne resterà solo uno»), gli strali polemici («Beppe e Gianroberto nun ve regghe cchiù») di una base sempre più lontana dal vertice di Grillo e Casaleggio: integralisti sempre più soli di una guerra santa movimentista contro il malcostume della casta e in nome di un’ortodossia sempre meno condivisa. Del resto, chi dei Rete ferisce, di Rete perisce. O quanto meno accusa il colpo.