L’ultimo pasticcio di Marino: uffici e asili rischiano di restare al gelo

Rischiano di passare l’inverno al gelo gli alunni delle scuole comunali di Roma e i bambini degli asili nido comunali, gli impiegati degli uffici pubblici capitolini, i pensionati dei Centri Anziani e delle Case di Riposo e gli inquilini degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica. Tutto per colpa del Comune di Roma, guidato dall’ineffabile Ignazio Marino, che, per la fornitura del Servizio Energia in edifici di proprietà e pertinenza di Roma Capitale nonché per la manutenzione degli impianti termici per il periodo novembre 2014-ottobre 2015, un appalto da oltre 20 milioni di euro, ha cercato di aggirare la normativa sulle gare pubbliche utilizzando la cosiddetta “procedura negoziata accelerata“, senza la pubblicazione del bando. Un escamotage che ha fatto infuriare tre aziende escluse dall’appalto. Risultato: una pioggia di ricorsi. E l’annullamento della gara da parte del Tar del Lazio. Con la condanna dell’Amministrazione comunale al pagamento delle spese di giudizio, 1500 euro per ciascuno dei tre ricorrenti, tre aziende che erano rimaste tagliate fuori dall’appalto. L’ennesima figuraccia per Ignazio Marino che, però, rischiano ora di pagare pesantemente anziani, bimbi, impiegati del Comune e inquilini degli alloggi popolari, tutti lasciati al freddo, senza riscaldamento.

Il pasticcio di Marino sul Codice degli appalti

Il pasticcio del Comune guidato dal chirurgo Dem sul Codice dei Contratti Pubblici relativi a lavori, forniture e servizi è stato quello di sostenere che l’appalto aveva carattere di urgenza per l’imminenza dell’inverno alle porte. Con questo espediente il Comune di Roma ha avviato quella che viene definita come “Procedura negoziata accelerata“, senza la pubblicazione del bando. Ma gli esclusi, le aziende, Cofely Italia, C.N.S. e C.C.C., tre colossi del facility management, hanno fatto ricorso proprio contestando la mossa del Comune e lamentando l’assenza dei presupposti per portare a una gara con la procedura utilizzata. La decisione del Tar ha gelato il sindaco: gara annullata, pagamento delle spese, migliaia di romani al freddo.
«La giurisprudenza è costante nel ritenere – scrivono i giudici amministrativi nella sentenza – che il ricorso a tale sistema rappresenta un’eccezione al principio generale della pubblicità e della massima concorrenzialità tipica della procedura aperta, con la conseguenza che i presupposti fissati dalla legge per la sua ammissibilità devono essere accertati con il massimo rigore e non sono suscettibili di interpretazione estensiva ed è onere dell’Amministrazione dimostrarne l’effettiva esistenza».

La bocciatura del Tar: nessuna urgenza, era tutto prevedibile

Esito negativo, per i giudici amministrativi, ha avuto la duplice verifica riguardo la sussistenza del requisito dell’estrema urgenza nel provvedere, e l’esistenza di motivazioni idonee. Per il Tar del Lazio, emerge dagli atti che «l’urgenza è ricondotta all’imminente inizio della stagione invernale e alla tardiva approvazione del bilancio». Ma, appuntano i giudici del Tar, «deve escludersi la sussistenza dei presupposti per il ricorso alla procedura negoziata, non essendo riscontrabile, nella fattispecie in esame, una situazione di estrema urgenza risultante da eventi imprevedibili ed incompatibile con la tempistica imposta dalle procedure aperte o ristrette, costituendo l’imminente inizio della stagione invernale un evento intrinsecamente prevedibile e ripetuto nel tempo, così come la necessità di fruizione del servizio, tenuto altresì conto della programmata scadenza del precedente contratto, e non rivestendo la tardiva approvazione del bilancio idoneo fattore giustificativo della deroga».

I tre avvisi sul Portale del Comune e le cifre che cambiano

In effetti sul Portale del Comune di Roma la tempistica non lascia spazio a dubbi: il 17 settembre 2014, l’ingegner Claudio Ciocca, dirigente dell’Unità Organizzativa Edilizia Sociale e Impianti del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana pubblica un primo avviso preventivo con il quale annuncia che il Comune di Roma intende «procedere all’affidamento di un appalto» del valore di 25.525.000 euro, oltre l’Iva, per il Servizio Energia per asili nido, scuole, uffici, centri anziani e case di riposo, «previa gara informale» «alla quale invitare non meno di cinque operatori economici». L’offerta deve essere presentata entro le 12 del 26 settembre 2014.
Sei giorni dopo il primo avviso, il 23 settembre 2014, quando oramai mancano 3 giorni alla presentazione delle offerte, lo stesso dirigente Claudio Ciocca pubblica un secondo avviso preventivo con il quale si avvisa che l’importo dell’appalto è stato rideterminato in 22.780.000 euro oltre l’Iva.
Il 2 ottobre, poi, quando oramai è stato superato di slancio il termine di presentazione delle offerte, sempre il dirigente Claudio Ciocca pubblica sul Portale di Roma Capitale un terzo documento di integrazione al primo avviso preventivo e al secondo addendum con il quale avvisa che l’importo predente è stato, nuovamente rideterminato in 21.780.000 euro e che il termine di scadenza di presentazione delle offerte viene prorogato alle 11 del 6 ottobre, quindi di lì a quattro giorni, per «assicurare una maggior concorsualità mediante il coinvolgimento di un maggior numero di operatori economici interessati alla partecipazione alla gara». Ma tre delle aziende comunque tagliate fuori dal Comune fanno ricorso. Con le conseguenze di oggi: annullamento della gara, condanna del Comune al pagamento delle spese, bambini, anziani, impiegati e inquilini senza riscaldamento.