L’Europa richiama anche la Germania. E la Merkel litiga con gli imprenditori

È proprio vero, come diceva il napoletano professor Bellavista, che «si è sempre meridionali di qualcuno». E così ora tocca alla Germania ricevere i rimbrotti del finlandese Jyrki Katainen, il superfalco della Commissione europea con licenza di fare le pulci ai bilanci ed alle economie dei singoli Stati membri. I suoi garbati rilievi a Berlino sono ovviamente lontani anni-luce dai severi moniti lanciati ai Paesi mediterranei, sempre sotto sorveglianza poiché indiziati di vivere alle spalle dei laboriosi popoli settentrionali. Ma è un fatto che ora Katainen abbia chiesto alla Angela Merkel di mettere mano alle riforme, «necessarie anche in Germania», e quindi ad «investire in Ricerca e Sviluppo e in infrastrutture».

“Non faremo altri debiti”

Le parole del commissario europeo cadono nel bel mezzo di una polemica che vedono da una parte il governo tedesco e, dall’altro, la Bda, associazione dei datori di lavoro, il cui presidente, Ingo Kramer, ha proprio in queste ore ha chiesto più investimenti non senza aver prima rinfacciato alle politiche rigoriste della cancelliera la responsabilità della frenata sulla crescita. «Se si vuole dare priorità alla crescita – ha detto – bisogna cancellare tutta una serie di misure dal programma. In tempi di insicurezza – ha continuato – abbiamo bisogno di più flessibilità, non di meno». La risposta della Merkel è arrivata a strettissimo giro di posta: «Credo che gli investimenti non debbano essere fatti con i debiti. E il governo non ne farà».

Ma i numeri sono ancora buoni per la Cancelliera

Dalla sua la Merkel ha ancora i numeri. Certo non quelli che indicavano nell’economia tedesca il vero motore dell’espansione europea, ma ancora positivi. Gli esperti della Commissione europea parlano di una crescita «deludente ma con miglioramenti in vista». Nel 2015 è previsto un dell’1,1 aumento del pil a  (ridotto rispetto al 2014, +1,3 per cento) e +1,8% nel 2016. Il Paese resta in surplus, mentre il rapporto debito-pil continuerà a calare: 745,5 per cento nel 2014, 72,4 nel 2015 e 69,6 nel 2016. Numeri che costringeranno ancora all’Europa di “ragionare” in tedesco.