L’eredità contesa del “tesoro di Hitler”: in pole c’è un museo tedesco

Circa 460 opere della modernità classica, parte del cosiddetto tesoro di Hitler del collezionista defunto Cornelius Gurlitt, potrebbero essere presto cedute in maniera permanente a un museo tedesco. È quanto reso noto a Monaco di Baviera da Wolfgang Seybold, avvocato di alcuni membri della famiglia Gurlitt. Attualmente – come prevede il lascito del collezionista che per decenni aveva tenuto oltre 1.500 opere nascoste al mondo nelle sue abitazioni – tutti i lavori che non dovessero essere rivendicati da eventuali legittimi proprietari, espropriati durante il nazismo, dovrebbero andare al Museo d’arte di Berna. Ma la casa svizzera non ha ancora deciso definitivamente se accettare la pesante e controversa eredità.

Sulle pagine dello Spiegel

In un colloquio con lo Spiegel, il presidente del Congresso mondiale ebraico, Ronald Lauer, aveva minacciato il museo di Berna con una “valanga di processi”. La decisione definitiva è stata intanto annunciata per il prossimo 26 novembre. In caso di rifiuto da Berna, le opere tornerebbero invece agli eredi naturali di Cornelius, la cugina Uta Werner e suo fratello Dietrich Gurlitt, entrambi vittime della repressione nazista per via della loro madre ebrea. I due si sono detti disponibili a cedere a un museo tedesco immediatamente 460 opere, definite “degenerate” dal regime nazista (molte delle quali furono esposte nella celebre mostra propagandistica del regime a Monaco di Baviera del 1937 dal titolo “Entartete Kunst”, “Arte degenerata”), tra cui lavori di Max Beckmann, Franz Marc e Kaethe Kollwitz, acquistate all’epoca dal padre di Cornelius, Hildebrand. Attualmente delle oltre 1.500 opere rinvenute nelle proprietà di Gurlitt è stato possibile accertare la provenienza illecita di due opere, la “Donna seduta” di Henri Matisse e il “Cavaliere sulla spiaggia di Max Liebermann. Altri sei oggetti d’arte sono fortemente sospettati di essere stati sottratti ai legittimi proprietari durante il nazismo.