Con l’aumento dell’Iva nella Legge di Stabilità previsto il crollo dei consumi

La Legge di Stabilità del 2015 riserva non poche sorprese (quasi tutte spiacevoli) per i professionisti. Tra le novità previste si segnala il nuovo regime forfettario di determinazione del reddito di imposta (imposta sostitutiva del 15%), l’aumento al 26% delle rendite finanziarie delle Casse professionali e la nuova modalità di versamento dell’Iva sui compensi fatturati alle Pubbliche Amministrazioni. Cambia, in sostanza, il regime dei minimi. Più esattamente al “vecchio”regime, che rimarrà in vita per i professionisti già inquadrati con i minimi del 2014 (che non abbiano ancora compiuto i 35 anni e fino alla scadenza del quinquennio agevolato), si affiancherà un nuovo regime che vedrà l’imposta forfettaria salire dal 5% al 15%.

Il nuovo regime dei minimi

Non solo. Per accedere al “nuovo”regime dei minimi occorrerà aver percepito ricavi entro una soglia che varia a seconda del settore di attività. Ad esempio: per le industrie alimentari, 35 mila euro; per il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, 40 mila euro; per gli ambulanti, 30 mila; per le attività professionali e in campo tecnico, scientifico,sanitario, educativo e finanziario, 15 mila. E così via. Con l’aggiunta di un coefficiente specifico cui affidare il calcolo delle imposte da pagare sul reddito.

La trappola delle clausole di salvaguardia

Il meccanismo dei minimi, nella nuova versione, comporterà una tassazione più alta. Quanto all‘Iva, i dolori per il contribuente non finiscono qui. Aumenti delle accise sui carburanti e dell’Iva scatteranno nel caso in cui l’esecutivo non riesca a incassare una serie di entrate messe a copertura dei provvedimenti. Si tratta delle cosiddette clausole di salvaguardia, previste per controbilanciare la maggiore spesa per il bonus di 80 euro e gli sgravi contributivi sull’Irap. Stando alle stime dell’Istat e alle valutazioni della Ue, con una economia stagnante, il Pil piatto, i consumi in calo e una disoccupazione al 12,6%, la fiducia sulla bontà delle previsioni governative è pari allo zero. Risultato? Tra aumento dell’Iva e nuove tasse Renzi si appresta a cogliere un altro primato negativo.