Uccisi in Kenya 28 passeggeri di un bus: “non erano musulmani”

Ancora vittime dell’integralismo islamico. Ancora un’esecuzione di massa. Ancora pugno duro dei terroristi contro i non musulmani. Stavolta siamo nel nord-est del Kenya, vicino al confine con la Somalia: cambia lo scenario, ma purtoppo il copione sanguinoso descive sempre lo stesso orrore. Quello vissuto dai 28 passeggeri di un autobus, “colpevoli” agli occhi dei miliziani somali semplicemente di non essere musulmani, e per questo uccisi a sangue freddo all’interno dello stesso veicolo. Quello che nel corso delle ore è stato aggiornato alla luce di nuovi, agghiaccianti particolari. Un inferno: così un superstite dell’attacco al bus in Kenya ha descritto le fasi salienti dell’assalto. «Mia moglie è stata uccisa davanti ai miei occhi», ha raccontato alla stampa locale Douglas Ochwodh, un insegnante di 36 anni. «Le hanno sparato alla testa, come agli altri. Ero coperto dal suo sangue».

I particolari dell’agguato mortale

E al racconto dell’eccidio si è aggiunta poi anche la spiegazione di come i miliziani somali, dopo aver fermato l’autobus e aver separato i passeggeri non musulmani da quelli musulmani, hanno costretto a leggere i versi del Corano prima di giustiziare coloro che non erano in grado di farlo. E a corollario di tanta deprecabile efferatezza, gli integralisti islamici di Shabaab – che hanno subito rivendicato l’agguato terroristico – hanno anche affermato, tramite un comunicato del loro portavoce, Cheikh Ali Mohamud Rage, di aver agito per «rappresaglia» ai raid condotti dalla polizia kenyana in alcune moschee di Mombasa.

Ecco chi sono gli al Shabaab: le tappe dell’orrore integralista

1 – Nella Somalia precipitata nel caos e nella guerra civile dopo la caduta del dittatore Siad Barre nel 1991, gli al Shabaab («giovani», in arabo) cominciano a definirsi come organizzazione integralista pochi anni dopo nel corso dell’insurrezione contro le truppe etiopi. Queste ultime erano penetrate in Somalia nel 2006 per rovesciare, con il sostegno degli Usa, l’Unione dei Tribunali Islamici che aveva preso il controllo della capitale Mogadiscio.

2 – Nel 2009 gli al Shabaab hanno dichiarato la loro alleanza con al-Qaida che li ha ufficialmente integrati nella sua rete terroristica all’inizio del 2012. Ciò nonostante, nel 2011 sono stati costretti a ritirarsi da Mogadiscio dai soldati dell’Unione Africana (Amisom) e hanno gradualmente perso tutte le loro roccaforti nel centro e nel sud del Paese. Continuano però a controllare vaste zone rurali e da qui partono per sanguinosi attentati sia a Mogadiscio sia, dall’anno scorso, anche nel vicino Kenya.

3 – Nairobi è, a loro avviso, colpevole di aver lanciato proprio a partire dalla fine del 2011 una campagna militare contro le loro basi nel sud della Somalia. È del settembre 2013 il sanguinoso assalto al centro commerciale Westgate a Nairobi (67 morti), ma gli al-Shabaab erano già riusciti ad uccidere ancora più persone (76 vittime) nel luglio 2010 a Kampala, capitale dell’Uganda, altro Paese finito nel mirino dei fanatici integralisti islamici somali per la sua partecipazione alla missione Amisom. L’ultimo attacco rivendicato da al-Shabaab è quello di questa mattina.