Jobs Act, Renzi “scarica” Alfano: la verifica con voi? Si farà nel 2017

Sul Jobs Act «non mi faccio fermare dal pantano». Matteo Renzi in un colloquio con La Stampa si è detto pronto a mettere la fiducia sul provvedimento, aprendo a modifiche solo «sulla riduzione delle troppe forme di lavoro a tempo e precario» e chiudendo alla richiesta del Ncd di nuovi vertici di maggioranza: il prossimo «si farà a tarda estate o nell’autunno del 2017». È scontro nella maggioranza sul Jobs Act.

L’accordo con la minoranza Pd

Dopo aver ceduto alle pressioni della minoranza del Pd, Renzi ha siglato con la sinistra interna un’intesa sul Jobs Act che recepisce quanto deciso in Direzione. In sostanza il testo che arriverà in Parlamento saranno vietati i licenziamenti per motivi disciplinari  e discriminatori. Ergo: reintegro per i licenziamenti discriminatori e “paletti” che definiranno anche i casi in cui il giudice potrà decidere anche per il ritorno al lavoro in presenza di licenziamenti disciplinari.

L’ira di Ncd

Accordo inaccettabile però per gli alfaniani che hanno parlato di uno svuotamento della riforma e hanno minacciato di votare contro «con tutte le conseguenze del caso». Tanto che Renzi forte degli accordi interni ha alzato la voce  contro gli alleati ribadendo il fermo “no” a nuovi vertici di maggioranza e rimarcando: «Per loro questo non può rappresentare una sorpresa. L’altra sera, quando sono venuti in venti a Palazzo Chigi gliel’ho detto: ragazzi, non ci prendete gusto». Ncd infuriata. «La direzione del Pd non è l’ombelico del mondo del lavoro. Forse i vari Guerini, Speranza e Taddei pensano già, in base all’accordo raggiunto sul premio di maggioranza alla lista, di poter decidere da soli. Purtroppo per loro non è così – ha detto il deputato Ncd Barbara Saltamartini – La realtà è rappresentata da quel patto di maggioranza, sottoscritto solo pochi giorni fa, in cui sono fissati tempi ben definiti anche sul Jobs Act e gli accordi in merito erano tutt’altri. Per Guerini bisogna adesso procedere con la massima rapidità. Credo che la velocità e il rispetto degli accordi siano due facce della stessa medaglia. Per cui chiediamo a Palazzo Chigi la convocazione immediata dei capigruppo Ncd di Camera e Senato».

Il centrodestra: il provvedimento è inefficace

«Il Pd ritrova la sua unità e l’Italia rischia di ritrovarsi con l’ennesimo provvedimento inefficace», ha detto Annagrazia Calabria, capogruppo di Forza Italia in Commissione Lavoro.  La retromarcia che c’è stata non è avvenuta, ha puntualizzato, «per migliorare il provvedimento ma solo per evitare divisioni tra i democratici. Per giunta, con la sovrapposizione dei lavori della Commissione Lavoro e di quella Bilancio, impegnata sulla Legge Stabilità, a causa dell’accelerazione del governo che vuole anticipare il Jobs Act, anteponendolo alla manovra. Per parte nostra – ha proseguito – abbiamo scelto di presentare in Commissione poche ma puntuali modifiche al testo, che vanno dai licenziamenti economici e disciplinari, alla “messa in sicurezza” delle tipologie contrattuali della legge Biagi, fino alla tutela della genitorialità».