Italicum verso il rinvio? Rientra l’aut aut di Renzi al Cavaliere

È sempre più una partita a partita a scacchi tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi quella sull’Italicum che si incrocia con il dopo-Napolitano. All’indomani dell’ultimatum del premier, che ha messo sul tavolo la possibilità di guardare a sinistra cercando accordi con i Cinquestelle, più per tattica che per convinzione, le acque sembrano placarsi perché la rottura del Patto del Nazareno avrebbe ripercussioni che nessuno dei protagonisti può permettersi. Insomma gli scricchiolii sembrano acqua passata come confermano fonti vicino a Palazzo Chigi, anche se ciascuno dei contendenti aspetta la prima mossa dall’altro: Renzi una telefonata da Berlusconi che finora non è arrivata, l’ex premier la conferma della sua centralità nell’operazione.

Il vertice di maggioranza

Molto dipenderà dal vertice di maggioranza delle prossime ore nel quale Renzi, a dispetto della grande fretta dimostrata finora,  potrebbe proporre un cambio nel timing delle riforme diradando la fitta agenda parlamentare e rinviando a primavera la riscrittura delle legge elettorale per rassicurare alleati e avversari. Sempre che Berlusconi mantenga la porta aperta, altrimenti Renzi è pronto a chiudere i giochi introducendo le modifiche invise a Forza Italia, a  partire dall’abbassamento del quorum come chiedono i partiti più piccoli. Lo ha detto chiaramente Matteo Orfini, presidente del Pd: «C’è una maggioranza di governo autosufficiente anche senza Forza Italia. Se Forza Italia si sfila, ci possono essere schemi diversi». Berlusconi, dal suo canto, non vuole rompere l’accordo che gli permette di restare sulla scena politica e dire la sua sull’elezione del prossimo inquilino del Quirinale. Ma per farlo deve vedersela con i malpancisti di Forza Italia che reclamano un’opposizione radicale a Renzi e chiedono, a cominciare da Raffaele Fitto, la convocazione degli organi del partito e un confronto a 360 gradi per condividere il percorso delle riforme.

La matassa

Soglia di sbarramento e premio di maggioranza: sono questi i nodi da sciogliere sui quali le posizioni restano molto distanti. Berlusconi potrebbe cedere al premio di maggioranza alla lista (invece che alla coalizione), che penalizza il centrodestra, in cambio di un innalzamento del quorum (almeno sopra il 4,5 per cento) per potersi assicurare l’alleanza con i partiti minori e dell’impegno di Renzi a rinunciare all’ipotesi di elezioni anticipate, circolata spesso nelle ultime settimane. Ipotesi smentita dal ministro Elena Boschi che ha assicurato che il governo punta a completare il lavoro arrivando a fine legislatura.

Le barricate del Nuovo Centrodestra

«Ncd non voterà mai uno sbarramento alto. Dovrà essere nettamente sotto il 5%. All’8% poi è la strage di Fort Apache”. Intervistato dalla Stampa, Fabrizio Cicchitto arriva a minacciare l’uscita dall’esecutivo: «Renzi, se non si fa carico del problema esistenziale di un pezzo della sua maggioranza, il governo se lo può fare con altri». Il partito di Alfano pretende di abbassare l’asticella al 3 per cento sapendo che in caso contrario, sondaggi alla mano, rischia di restare fuori dal prossimo Parlamento.