In fuga dagli orrori del comunismo. L’incredibile storia di Doris e Peter

Si chiamano Doris e Peter Strelzyk e sono due simboli della lotta per la libertà. Hanno conosciuto gli orrori del comunismo, l’oppressione della Germania Est, quel Muro che non si riusciva a scavalcare e che ti dava la sensazione di vivere in una città-galera. Era il 16 settembre del 1979 e decisero, di tentare il tutto per tutto, di rischiare la vita (la loro e quella dei figli) pur di scappare. Come? Con un pallone aerostatico fatto in casa. «È stato un volo verso la libertà», raccontano ora all’Ansa.

Il racconto, il coraggio, la disperazione

«Quella notte le condizioni erano ideali», ricorda Peter. Un volo di una trentina di minuti per circa 20 chilometri, «fino a oltre duemila metri d’altezza», dieci gradi sotto zero. Sospesi sulla cortina di ferro con una struttura metallica attaccata a un pallone messo insieme con una macchina da cucire e tirato su da quattro bombole del gas rosse. Una follia. Le centinaia di metri quadrati di stoffa li avevano comprati a pezzi, in diversi negozi di diverse città, per non dare nell’occhio: «Gli abbiamo raccontato che ci serviva per costruire tende per i bambini». Un progetto coraggioso, esposto in tutta la sua semplicità proprio in quel museo berlinese che conserva memoria della loro impresa. «Allora non avevamo paura. Solo dopo, ripensandoci, ci siamo resi conto di quanto fosse stato pericoloso quello che avevamo fatto», ammettono Peter e Doris. «Se ci avessero scoperto ci avrebbero tolto i bambini», racconta Doris, «ma l’abbiamo fatto anche per i nostri figli». Quel 16 settembre finalmente tutto era pronto per lui, sua moglie, allora quarantenni, i figli Andreas e Frank, di 11 e 15 anni. Con loro c’era un’altra famiglia di quattro persone, madre, padre e due bambini, il più piccolo di due anni. Tutte quelle ore passate a cucire e saldare, lui che era un operaio e si era improvvisato costruttore di palloni aerostatici, stavano finalmente per trovare il loro senso, dopo due tentativi falliti. Il volo andò liscio, le condizioni meteorologiche, nonostante il gran freddo, li aiutarono.

La felicità: «Siamo giunti ad Ovest»

«Quando siamo atterrati non eravamo certi di essere in Baviera. Così ho detto ai miei di nascondersi dietro un cespuglio. Poi ho visto arrivare una macchina della polizia. Era un’Audi 80. Eravamo all’ovest», ricorda Peter. Ma la Stasi non smise di controllarli nemmeno dopo il grande volo: in totale 26 agenti dei servizi della Ddr li seguirono in tutti i loro spostamenti nella Germania ovest, collezionando «25 chili di documenti su di noi. Non ho nemmeno mai contato le pagine. Sono troppe», racconta Peter. «Abbiamo sempre avuto l’impressione che ci seguissero – considera Doris – ma la certezza l’abbiamo avuta solo dopo la caduta del Muro», quando hanno potuto vedere con i loro occhi il lavoro della Stasi. Oggi la coppia è tornata a vivere nella casa da cui erano fuggiti. Da persone libere.