Protesta anti-immigrati a Bari: “noi italiani senza casa e senza futuro”

«Immigrati tornate nella vostra terra. Noi italiani siamo senza casa, senza lavoro, senza futuro». È il grido di protesta dei cittadini di Bari del quartiere Libertà stanchi del disagio sociale dovuto alla presenza massiccia di extracomunitari. È il testo di alcuni manifestini affissi sul palazzi del rione per accendere i riflettori sul degrado e le condizioni invivibili della zona nella quale stati trasferiti da qualche settimana gli immigrati che occupavano clandestinamente l’ex convento di Santa Chiara evacuato dopo un incendio che lo ha reso inagibile.

Degrado e rabbia

Il testo del volantino è stato tradotte in 4 lingue, francese, inglese, arabo e cinese e firmato dall’associazione “Arditamente, comunità di lotta e destino”, che ha una pagina Facebook. Quella di Bari è solo l’ultima manifestazione di rabbia e impotenza che segue alle decine di sit-in, cortei e flah mob che nelle ultime settimane hanno dato vita a una mobilitazione spontanea dei cittadini italiani per l’emergenza immigrazione. Migliaia di cittadini la scorsa settimana hanno sfilato nella capitale per le vie del Rione Esquilino fino a Piazza Venezia per protestare contro l’amministrazione Marino responsabile del degrado  che sta inghiottendo le periferie di Roma.

Le periferie della Capitale

Partiti da Corcolle e Tor Sapienza, da Settecamini e da altre borgate della capitale hanno sfilato dietro le bandiere tricolori per dire «stop alla criminalità, ai campi rom fuori controllo, all’immigrazione incontrollata, ai roghi tossici nelle periferie e ai trasporti pubblici inesistenti». Per non parlare del corto circuito provocato a Tor Sapienza dalla presenza del centro di prima accoglienza che ha aggiunto degrado a degrado e scatenato la rabbia dei residenti dando vita a episodi di vera e propria guerriglia. E ancora il sit-in (promosso da CasaPound e Forza Nuova) all’Infernetto per protestare contro la presenza di clandestini e rom. «Chiediamo il trasferimento dei rifugiati in un’altra fra le tante accoglienti nazioni europee Qui non ci sono risorse per gli italiani, figuriamoci per gli stranieri».