E ora i pm dicono che Di Stefano si è comprato la laurea

Ora spunta pure una laurea in Scienze Giuridiche pagata 12 mila euro e comprata con i soldi della Regione Lazio. C’è di tutto e di più nel non edificante curruculum di uno degli uomini più in vista del premier Renzi, il deputato Marco Di Stefano, che alla Leopolda ha presieduto un tavolo che era tutto un programma sui «pagamenti digitali». Un esperto, sicuramente, secondo quanto poi emerso nell’inchiesta della procura di Roma che lo sta indagando per corruzione. Un grana veramente imbarazzante per il Pd.

Un titolo pagato con i soldi pubblici

Secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera «sono stati i carabinieri del reparto operativo di Roma, che da tempo indagano sulla «rete» di società e imprenditori tessuta da Di Stefano, ad accertare che il parlamentare ha comprato gli esami di un’università telematica quando è diventato assessore all’Istruzione e in circa 4 mesi è riuscito a ottenere la laurea in Scienze Giuridiche. Prezzo totale: 12mila euro che Di Stefano ha pensato di addebitare alla Regione affidando al rettore dell’Ateneo una consulenza con “Sviluppo Lazio”». Il parlamentare democrat sarà interrogato martedì mattina e dovrà chiarire in primis sulla presunta tangente da oltre due milioni di euro per la vendita all’Enpam di due immobili a Roma all’epoca in cui era assessore al Demanio della giunta Marrazzo. Di Stefano avrebbe intascato un milione e 800mila per aver assicurato alle società dei costruttori Daniele e Antonio Pulcini due contratti d’affitto a sei zeri per conto della Lazio service, controllata dalla Regione. Altri 300mila, invece, sarebbero stati consegnati al suo braccio destro, l’imprenditore Alfredo Guagnelli, la cui scomparsa ha dato il via alle indagini. Un filone che ha portato dritto ai conti in Svizzera. 

Un “curriculum”  sconcertante per l’esperto del premier

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera poche settimane fa, ci sarebbero alcuni conti della banca Ubs di Ginevra indirettamente riconducibili a Di Stefano. Niente male per uno che si accredita come esperto di  politiche economiche del premier Renzi. Aggiungiamoci il capitolo a luci rosse e il fascicolo Di Stefano diventa sconcertante. È stata la sua ex moglie, interrogata dagli inquirenti, a rivelare i festini a base di alcol e plotoni di modelle che avvenivano in una vlla in quel di Grottaferrata, “coordinati” dal fido Guagnelli. Giorni fa un’altra tegola: gli inquirenti romani sospettano che Alfredo Guagnelli sia stato ucciso. Il fascicolo aperto sulla scomparsa del suo factotum, avvenuta cinque anni fa, prende infatti in esame l’ipotesi di omicidio volontario. Ora spunta la laurea comprata con soldi pubblici ad “arricchire” un mosaico veramente deprimente e imbarazzante per i suoi compagni di strada. Finirà qui o spunterà altro ancora?