Alfano, porta in faccia a “Salvini premier”. Ecco i tre motivi del no

Di sicuro l’aveva calcolato il Cavaliere che il suo endorsement in favore di Salvini candidato premier con lui nel ruolo di pivot avrebbe scatenato nel centrodestra un effetto pirotecnico. E così è stato. Se i leghisti dondolano tra sorpresa e diffidenza e i malpancisti forzisti raccolti intorno a Fitto mordono il freno, ci pensa Angelino Alfano a commentare la “pazza idea” senza troppi peli sulla lingua. Tra il leader del Ncd e quello del Carroccio non è mai corso buon sangue: troppo diversi “antrpologicamente” prima ancora che politicamente. Ma sono almeno tre i motivi che spingono l’ex-delfino di Berlusconi ad erigere un vero e proprio muro di fronte all’ipotesi di una disfida tra i “due Matteo”.

1 – «Se Matteo è il goleador, la squadra perde»

«Una squadra con Salvini goleador è squadra che non vince», è il refrain scelto da Alfano, che poi aggiunge: «Gli elettori di centrodestra non vogliono la Lega vincente in un centrodestra perdente».

2 – «Non serve una destra ‘lepenista’»

Venendo poi al “sorpasso” della Lega su Forza Italia nelle regionali in Emilia Romagna, il leader del Ncd non fa mistero di considerarlo come un allarme rosso per le prospettive dei moderati: «A noi – è la sua tesi – cosa frega di perdere a guida leghista? Meglio trovare una soluzione che sia veramente competitiva con Renzi, perché credo che Renzi sia il più felice di tutti del risultato di Salvini perché gli consegna un’estrema destra “lepenista”, che vuole uscire dall’Europa, che vuole la lira da svalutare, che vuole chiudere le frontiere e quindi tornare indietro rispetto ai trattati di libera circolazione che è manna caduta dal cielo».

3 – «Grillo docet: la protesta da sola non basta»

Il ministro considera la riscossa elettorale della Lega come un fenomeno destinato a sgonfiarsi. «La squadra che vince – spiega – è quella di persone del centro-destra che non raccolgono per poco tempo un voto di protesta che poi evapora come sta succedendo a Grillo, ma che hanno una proposta concreta per governare il Paese».