Guccini: la sinistra cambia in fretta, e io non ci capisco più nulla

«Come diceva Shakespeare, Much ado about nothing: molto rumore per nulla». Francesco Guccini, intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, ha minimizzato sulla sua scelta di votare il candidato di Sel (Sinistra ecologia e libertà) alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Un annuncio che ha agitato le acque del Partito democratico perché interpretato come un voltafaccia nei confronti dei democratici. Ma lui non si è minimamente scomposto. «Semplicemente – ha sottolineato – una persona che conosco mi ha chiesto di caldeggiare la sua candidatura a consigliere regionale. Si chiama Igor Taruffi, ha 35 anni, ha lavorato bene a Porretta Terme». Il suo voto sarà “secco”.

Non vota il Pd. I chiaroscuri di Renzi

E a votare Pd non ci pensa neppure anche se ha sempre votato per il Pci e i suoi discendenti: «Voterò Sel che è pur sempre un partito figlio di quella storia. E in Emilia è alleato del Pd; quindi voterò pur sempre  per Bonaccini, il candidato della Regione». E a fargli cambiare idea non ci è riuscito neanche Renzi in persona. Guccini non si è lasciato catturare neppure dalle lusinghiere parole che qualche tempo fa il premier espresse nei suoi confronti («è il mio cantante preferito», disse da Barbara D’Urso in Domenica Live). Allora Guccini in prima battuta aveva risposto all’Huffington Post con ironia: «Ringrazio ma sono innocente». Più duro era stato a Un giorno da Pecora su Rairadiodue: «Fatti suoi». Per poi sottolineare: «Anche Alfano tempo fa mi aveva messo in cima ai suoi gusti musicali, direi che siamo uno a uno». Ma ora rincara ulteriormente la dose: «Se è per questo, ha detto di essere un mio fan anche il grande Dino Zoff. Mi ha fatto davvero piacere. È un uomo che stimo moltissimo. Una persona di parole rare, e per questo preziose».

Renzi parla un po’ troppo. Altra storia Prodi

Mentre Renzi, per il cantautore di Pavana  parla “un po’ troppo”, anche se non è  questo a «lasciarlo perplesso». Renzi in sostanza non è riuscito a catturarlo: «Non lo apprezzo del tutto, e non disprezzo del tutto. Ci sono cose che mi convincono. E ce ne sono altre che mi lasciano perplesso. Vedo dei chiaroscuri». D’altronde non i due non si sono mai incontrati: Renzi «sarà anche venuto ai miei concerti, ma all’epoca non era conosciuto». Non è un’antipatia che nasce dall’ideologia. Con Romano Prodi, anche se non era un comunista, aveva un buon rapporto, tanto che  dopo la caduta  del suo secondo governo andò a salutarlo nell’aula magna dell’università, gremita per l’assemblea del Mulino. Prodi per Guccini è tutt’altra storia. A differenza di Renzi, gli piaceva «per la emilianità. La sua apparente paciosità. Dico apparente, perché Prodi aveva gli artigli, eccome». La sinistra? «Sta mutando tutto. In questi anni il mondo sta cambiando in maniera vorticosissima; e io non ci capisco più nulla».