Grillo caccia altri due suoi deputati: gli avrebbero disobbedito

Il terrore (dell’epurazione) corre sul filo… della Rete. La procedura di espulsione di due deputati pentastellati è stata avviata sul blog del leader movimentista, come prevede la “consuetudine” procedurale nei casi di radiazione previsti dal “codice deontolgico” grillino. Gli agnelli sacrificali al bando stavolta sono i due deputati, Massimo Artini e Paola Pinna, accusati di «violazione del codice di comportamento sulla restituzione di parte dello stipendio»: ad emettere il verdetto on line sono chiamati gli iscritti cinquestelle, che dovranno votare a favore o contro l’editto internetico.

L’accorata autodifesa di Paola Pinna

Il processo virtuale è partito: con tanto di impietosi accusatori e di arringhe difensive. A partire da quella della diretta interessata, Paola Pinna, che proprio non ci sta a sedere sul banco degli imputati. «Quanto apparso poco fa sul blog di Grillo è falso. Per non parlare di quella che è una vera e propria sospensione dello Stato di diritto. Il sondaggio sull’espulsione è una violazione delle regole perché non passa dall’assemblea, perché si danno informazioni false e perché c’è solo una versione», recita l’accorata autodifesa postata sulla propria pagina Facebook dalla deputata all’indice dell’inquisizione movimentista. «Non è vero che mi sono tenuta i soldi – ha aggiunto nella sua perorazione social la Pinna – ma ho versato la parte prevista al Fondo di garanzia per le Pmi e Caritas». Poi, a stretto giro, dopo la pugnalata subita, la Pinna non tralascia di sferrare anche la sua stoccata con affondo: «Sul sito www.tirendiconto.it abbiamo deciso di non pubblicare il resoconto delle spese in 18 parlamentari, perché ci sono troppi dubbi sulla gestione e attendiamo delle risposte», ha tuonato la deputata grillina messa alla porta. «Tutti abbiamo pubblicato i rendiconti sui nostri blog», ha poi concluso, replicando con veemenza alle accuse sulla base delle quali è stata avviata la procedura di espulsione dal M5S.

L’hashtag #BeppeQuestaVoltaNonCiSto

Un metodo procedurale messo in discussione da tempo, ma ancora saldamente in vigore, quello dell’ostracizzazione decretata attraverso la petizione on line, che stavolta ha generato più di qualche levata di scudi. «Beppe questa volta non ci sto. Espellere Paola Pinna e Massimo Artini? No! Hanno restituito una parte dell’indennità parlamentare, lo sapete! Diffondete la verità!», ha replicato su Twitter la deputata cinquestelle Patrizia Terzoni, lanciando l’hashtag #BeppeQuestaVoltaNonCiSto. E un basta, anche se meno urlato, è arrivato anche dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che ha affidato a un cinguettio su Twitter il suo laconico commento: «Spero che qualcuno riprenda lucidità e si fermi in tempo. Non ho sacrificato parte della mia vita per vedere accadere tutto questo»…