FdI, il “dissidente” Corsaro: «Ecco perché ho detto sì al Jobs Act»

«Votare contro il Jobs Act? È come guardarsi allo specchio è dire che si è brutti. Nel provvedimento ci sono misure che chiediamo da vent’anni». Massimo Corsaro, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, martedì nell’aula di Montecitorio ha annunciato il suo voto favorevole al Jobs Act, in dissenso dal gruppo. Un voto che non è passato inosservato.

Onorevole Corsaro, come motiva questa scelta?

Intanto voglio dire che non è stato un fulmine a ciel sereno. È un mese che ne discuto insieme a tutti gli altri amici di Fratelli d’Italia, dopodiché questo non mi ha impedito di fare una battaglia in commissione. Sapevano tutti come la penso.

Un voto favorevole di chi sta all’opposizione lascia sempre sorpresi. Non ha fatto un favore al governo Renzi? 

Ricordiamo che cosa abbiamo detto in occasione della fiducia al governo Renzi. Tutti i partiti di opposizione hanno salutato il governo Renzi condividendo nella sostanza il contenuto di alcune sue promesse. La condizione era: vogliamo vedere se le tue parole si tramuteranno in fatti…

E il Jobs Act per lei sono fatti?

Ieri era in discussione l’approvazione di una legge delega che contiene solo delle enunciazioni. Si tratterà poi di vedere nei decreti attuativi se davvero sarà in grado di passare dalle parole ai fatti. Oppure se sarà deludente come sempre…

Quindi la logica del suo voto è stata quella di andare a vedere il bluff di Renzi?

Esatto. Non mi aspetto che faccia quello che promette, quindi la maniera per smascherarlo è anche questa.

Una scelta tattica… 

Ma anche politica. I temi del Jobs Act sono la riproduzione di argomenti e obiettivi perseguiti dal centrodestra, da An prima e dal Pdl poi.

Ad esempio? 

Contratti, cuneo fiscale, articolo 18 sono temi su cui si sono impantanati i governi Berlusconi quando la sinistra e la piazza mobilitata dalla Cgil paralizzo il Paese. Che ora Renzi dove noi ci siamo fermati, certifica il fallimento della nostra politica ventennale. Ecco, in un certo senso, il Jobs Act rappresenta anche il  de profundis per una storia che non può essere rieditata con le stesse sigle e con le stesse persone.

E’ vero pure che quando ci provarono i governi di centrodestra la piazza e l’opinione pubblica si scatenarono in misura molto più virulenta rispetto a oggi.

Vero, ma se si governa da destra va tenuto conto anche di questa difficoltà oggettiva. A Renzi è stato consentito tutto, a noi niente. Anche per questa ragione, secondo me, era il momento di infilarsi nelle contraddizioni della sua coalizione. In ogni caso, ne sono convinto, scopriremo il suo bluff di nei decreti attuativi.