Dossier illegali, la Cassazione annulla il proscioglimento dello 007 Pollari

È una decisione inattesa e clamorosa quella della Corte di Cassazione che ha annullato il proscioglimento dell’ex-direttore del Sismi, l’ex-Servizio segreto militare, Nicolò Pollari e del suo collaboratore, il funzionario dei Servizi Segreti, Pio Pompa, in relazione alla raccolta di dossier sui magistrati e al cosiddetto archivio riservato
trovato a Roma negli uffici di via Nazionale, che aveva portato il gup di Perugia, il primo febbraio 2013, a decidere il non luogo a procedere, per via del segreto di Stato, riguardo all’accusa di peculato, e il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’accusa di violazione della corrispondenza.
La conseguenza immediata della decisione dei giudici di piazza Cavour è che, ora gli atti tornano al gup.

I magistrati si costituiscono parte civile contro Pollari

In particolare, i supremi giudici della Sesta sezione penale della Suprema Corte hanno accolto il ricorso con il quale il Procuratore generale di Perugia e il pubblico ministero del capoluogo umbro avevano contestato l’archiviazione con riferimento al reato di peculato.
Il ricorso di Pg e pm non era rivolto, invece, contro la dichiarazione di prescrizione dell’accusa di violazione della corrispondenza.
In questo procedimento alcuni magistrati si sono costituiti parte civile in Cassazione “appoggiando” il ricorso del procuratore e del pm, mentre altri non hanno seguito questa scelta.
Le motivazioni in base alle quali la Cassazione, evidentemente, non ha ritenuto valido lo scudo del segreto di Stato in questa vicenda saranno depositate tra circa un mese.
«Sono una persona che da oltre 50 anni ha operato per l’Amministrazione – disse amareggiato Pollari quel 1 febbraio di un anno fa quando sembrava conclusa la vicenda con il suo proscioglimento da parte del gip di Perugia – e chi io sia credo di non doverlo dimostrare a nessuno perché non si può bluffare per 50 anni. Io mi sono rimesso alla legge, prima di tutto, e poi alla valutazione dei magistrati. E questo è l’esito. Mi chiedo: un analista cosa dovrebbe fare? E come? Con che mezzi?»

Tre governi schierati con il direttore del Sismi

Certo, tutto si aspettava, l’ex-direttore del Sismi, meno che la Cassazione lo avrebbe nuovamente rigettato in pasto ai giudici per una vicenda sulla quale sia il governo Monti, sia la Corte Costituzionale si erano schierate al fianco del generale.
Lui e Pompa erano stati accusati di peculato dai pm di Perugia per avere utilizzato «per scopi palesemente diversi» da quelli del Sismi, somme, risorse umane e materiali del servizio. In particolare l’allora direttore – in base alla versione accusatoria – avrebbe ricevuto dal funzionario informazioni su magistrati come Armando Spataro, Stefano Dambruoso e altre toghe romane che hanno portato la competenza a Perugia, le loro associazioni Anm e Medel, giornalisti, parlamentari e movimenti sindacali. Perseguendo, tra l’altro, sostiene l’accusa, il procacciamento di informazioni sulle indagini della Procura di Milano sul sequestro di Abu Omar attraverso il giornalista Renato Farina.

Anche la Corte Costituzionale d’accordo con il generale

Pollari e Pompa dovevano poi rispondere di avere preso cognizione della corrispondenza elettronica della stessa associazione di giuristi europei Medel. Nel corso delle indagini l’allora direttore del Sismi e il funzionario, pur rivendicando la loro correttezza, avevano opposto il segreto di Stato, confermato anche dal governo Monti ma  anche, nel febbraio dell’anno precedente, dalla Corte costituzionale dopo il conflitto tra poteri sollevato dallo stesso gup di Perugia Carla Giangamboni che ha poi prosciolto Pollari e Pompa e alla quale, ora, torneranno gli atti provenienti dalla Cassazione, alla luce della decisione di oggi.
Il paradosso è che tanto Pollari quanto Pompa erano già stati prosciolti, per la stessa indagine, dall’accusa di violazione della privacy. Tanto che, un anno fa,  il giorno del proscioglimento da parte del gup, il legale del generale spiegò che vi erano documenti in grado di «provare per tabulas» l’estraneità di Pollari e Pompa alle accuse. Ma Pollari aveva preferito rischiare il processo piuttosto che rilevare cose coperte dal segreto di Stato.