Domenica della verità per gli aspiranti governatori di Emilia e Calabria

Tutti contro tutti, ma, soprattutto, tutti contro l’astensione. L’affluenza alle urne è l’incognita maggiore delle elezioni regionali di domenica in Emilia-Romagna e in Calabria. La mancanza di un traino nazionale, l’assenza della percezione di una competizione aperta ed una certa disaffezione dovuta anche alle inchieste della magistratura sui fondi ai gruppi regionali, potrebbero fare di quella di domenica l’elezione con l’affluenza alle urne più bassa della storia. Speriamo di no. Puntare a lucrare sull’astinenza elettorale è un gioco troppo pericoloso per chiunque.

Ecco gli aspiranti governatori in Emilia Romagna

E così la volata della campagna elettorale in Emilia Romagna ha messo in campo l’artiglieria pesante. Dopo l’arrivo di Renzi a sostegno di Stefano Bonaccini, nell’ultimo giorno utile per convincere gli elettori, il centrodestra ha schierato i big – a sostegno di Alan Fabbri sono arrivati, oltre al sempre presente Matteo Salvini, anche Giovanni Toti, Renato Brunetta e Ignazio La Russa. Stefano Bonaccini, candidato del centrosinistra e accreditato come probabile vincitore, teme che una percentuale di votanti inferiore al 50% possa in qualche modo delegittimare una vittoria che nessun pronostico si sente di mettere in dubbio.  Nel centrodestra rimane protagonista la Lega, con il suo candidato con i capelli lunghi ed il look da rocker di provincia che hanno fatto storcere il naso a Berlusconi. Gli obiettivi di Salvini (che in questa campagna elettorale ha messo anima e corpo) sono due: portare la coalizione davanti al M5S e riuscire nello storico sorpasso di Forza Italia. Due condizioni che non basterebbero per strappare al centrosinistra la regione rossa per eccellenza, ma sarebbero sufficienti per accreditarsi come candidato leader del centrodestra. Un po’ di apprensione c’è  nel Movimento 5 Stelle, che forse più di altri potrebbe essere penalizzato dall’astensionismo. Il test emiliano-romagnolo è guardato con grande attenzione e potrebbe sconvolgere anche qualche equilibrio interno, fra i fedelissimi di Casaleggio e gli attivisti più vicini al sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Completano la griglia di partenza Alessandro Rondoni (Ncd-Udc), Cristina Quintavalla (Altra Emilia-Romagna) e Maurizio Mazzanti (Liberi cittadini).

Gli sfidanti in Calabria

Sono cinque i candidati a presidente in Calabria, dove  queste elezioni rappresentano l’occasione per gli elettori di imprimere un nuovo corso alla situazione politica dopo l’inevitabile fase di stallo che ha fatto seguito alla decadenza di Giuseppe Scopelliti. I candidati governatori, in ordine rigidamente alfabetico, sono Cono Cantelmi, del M5S; Nico D’Ascola, di Alternativa popolare, inedita formazione politica composta da Nuovo centrodestra e Udc; Wanda Ferro, sostenuta da Forza Italia e Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale; Domenico Gattuso, de “L’Altra Calabria”, che si rifà alla lista Tsipras e Mario Oliverio, del centrosinistra. Questo l’identikit dei contendenti: Cantelmi è nato a Catanzaro ed ha 41 anni. Avvocato, esercita nel capoluogo calabrese e insegna Diritto dell’informatica nella Scuola di specializzazione delle professioni forensi dell’Università Magna Grecia. Nico D’Asola, avvocato penalista, nel 2013 è stato eletto senatore con il Pdl e successivamente ha aderito al Ncd. Wanda Ferro è nata a Catanzaro ed ha 46 anni. Laureata in lettere moderne all’Università della Calabria, ha cominciato l’attività politica nelle fila del Fuan. Ha aderito poi ad An ed è stata eletta consigliere comunale a Catanzaro Nel 2004 è entrata nel Consiglio provinciale del capoluogo e nel 2008 è stata eletta presidente della Provincia, prima donna a ricoprire questo ruolo politico nella storia della Calabria. Domenico Gattuso, 55 anni, è nato a Motta San Giovanni, ha militato nella Fgci e nel Pci. Laureato in ingegneria civile, è professore ordinario di Ingegneria dei trasporti e direttore del Laboratorio di logistica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.