Ma la docente “anti-gay” è davvero il mostro da sbattere in prima pagina?

Condannata a prescindere. Massacrata dalla stampa di sinistra. Descritta come una specie di docente-mostro, che plasma gli alunni a modo suo. Non ha avuto nemmeno la possibilità di dire la sua, l’insegnante accusata di omofobia. È bastato il passaparola – «ha detto che l’omosessualità è una malattia dalla quale si può guarire» – per mandarla al rogo, la nuova strega. Un trattamento violento sotto tutti i punti di vista. Con le dovute differenza, sembra una replica di quanto accaduto a Povia, in quel Sanremo che lo vide protagonista con la canzone Luca era gay. Tutti contro di lui e in sala persino Franco Grillini a contestarlo. Non si può dire nulla che non sia gradito al politicamente corretto della sinistra. Resta un dubbio: la docente ha davvero pronunciato quella frase? O ha detto qualcos’altro che poi stato riassunto in quel modo? A guardare i programmi televisivi sui peggiori casi di omicidio, c’è sempre chi dice di avere perplessità, che quel tizio o quella tizia non siano gli assassini. Solo per la docente accusata di essere contro i gay non c’è chi dice “fermiamoci un attimo, vediamo qual è la verità”.

Ecco che spunta una verità diversa

Il presidente di Giuristi per la Vita, l’avvocato Gianfranco Amato, ha reso noto che la docente dell’istituto di Moncalieri ha dato mandato ai suoi legali di tutelare la propria reputazione e il proprio decoro personale e professionale perché vittima di una campagna diffamatoria. «La professoressa – afferma l’avvocato Amato – è stata oggetto di una vergognosa campagna mediatica diffamatoria. Su insistente domanda di un allievo, la professoressa aveva affermato quanto segue: “Le persone omosessuali che vivono con sofferenza la loro condizione e desiderano cambiare talora si rivolgono a terapisti che, con un accompagnamento insieme psicologico e spirituale, possono venire incontro al loro desiderio”. Ancora una volta – aggiunge l’avvocato Amato – siamo di fronte al pericoloso tentativo mistificatorio di sbattere il mostro in prima pagina, manipolando fatti e parole secondo la consolidata tecnica della disinformatija sovietica, in un pesante clima da “caccia all’omofobo”, che ricorda sempre più l’aria angosciante e sinistra che si respirava nell’America degli anni cupi del maccartismo».