La destra Usa scommette su Jeb: un terzo Bush alla Casa Bianca?

Ancora un Bush alla Casa Bianca? Nella patria delle soap gli appassionati di saghe dinastiche sperano proprio di sì, anche per rinnovare alle prossime presidenziali del 2016 i fasti dello scontro elettorale Clinton-Bush che tanto galvanizzò la sfida del 1992. Solo che stavolta si tratterebbe della moglie dell’allora primo cittadino di Washington Bill, Hillary, e del secondogenito di George W senior, Jeb. Ma vediamo come i diretti interessati valutano la prospettiva di salire sul ring presidenziale e affrontare un nuovo round del match delle urne.

Si rinnova la sfida Clinton-Bush?

L’ex first lady ed ex segretario di Stato scalda i muscoli e si prepara a vincere le primarie con l’antagonista alla sua sinistra Liz Warren in un confronto interno che tutti, a cominciare proprio dal partito democratico, considerano un riscaldamento propedeutico alla competizione di categoria superiore. Mentre l’ex governatore della Florida, figlio e fratello di due ex presidenti repubblicani, per il momento cavalca l’onda – che si augura lunga – del successo incassato dai colleghi del Grand Old Party alle recentissime elezioni di medio termine, scegliendo di non sciogliere ufficialmente la prognosi ancora per un po’.

Jeb, un candidato modello

Ma i bookmakers – disfatta democrat alle Midterm ed endorsment familiare a parte – sono pronti a scommettere su di lui: 61 anni, moglie “latina” conosciuta quando era un giovanissimo insegnante in trasferta dal verde Massachussetts allo sconfinato Messico; padroneggia correntemente lo spagnolo ed esercita, per ovvie ragioni, un grande appeal sull’elettorato della comunità ispanica degli Stati Uniti, a cui Jeb è sempre stato molto “vicino”, e che può fare da solo la differenza alle urne. E non è tutto: oltre che dal basso, Bush III potrebbe ricevere anche un significativo sostegno elettorale dall’alto, grazie agli appoggi che può vantare tra le lobby industriali e nel gotha finanziario a stelle e strisce. Un candidato “modello”, insomma, con tanto di blasone familiare e di equilibrio centrista in grado di catturare l’attenzione – e probabilmente anche i voti – sia dell’elettorato moderato democratico – abbondamente deluso dai suoi rappresentanti – sia di quello “indipendente”.

Il Gop alla scelta del leader per la conquista della Casa Bianca

Un nome, insomma, considerato una garanzia politica. E del resto non è un caso che Jeb è stato un candidato alle presidenziali in pole position sia nel 2008 che nel 2012, anche se poi, come noto, sarebbe spettato ad altri l’arduo compito di sfidare l’allora in ascesa vertiginosa Barack Obama. Con i democratici oggi in caduta libera, però, il round del 2016 potrebbe essere la volta buona per Bush junior, portabandiera di una destra americana in crescita di consensi che, dopo la fase di conquista del Tea Party e del protagonismo dell’outsider Mitt Romney, punta a riprendere in mano il timone del partito con un leader forte con cui, dopo aver conquistato Camera e Senato, puntare direttamente alla Casa Bianca.