Anche le star della musica (ora) si accorgono che la giustizia non va

Finalmente ci si sta accorgendo che in Italia da anni c’è un gravissimo problema di giustizia. Problema che, a quanto pare, negli anni scorsi non esisteva. Ma ora che i guru della canzone scendono in campo per denunciare quest’abiezione, probabilmente questa nazione se ne accorgerà. La giustizia, insomma, non deve essere una “tombola”: «La vita è una tombola ma le Istituzioni dello Stato non possono esserlo, non devono esserlo mai», ha infatti detto Lorenzo Jovanotti sulla sua pagina facebook commentando la sentenza del caso Cucchi, spiegando che «quando la Polizia prende in consegna un cittadino disarmato, lo arresta, in base al diritto democratico quella persona deve potersi sentire totalmente al sicuro anche nel caso più estremo, anche se fosse il peggiore dei fuorilegge». «Spero proprio che tutta l’Italia sarà al fianco della famiglia Cucchi, prima di tutto l’Italia delle istituzioni, senza farne una ragione per dividersi anche sul più fondamentale dei principi della democrazia».

Celentano: «Lassù nessuno ti inseguirà per ucciderti»

Rincara la dose, anche se in maniera diversa, un altro mostro sacro nazionale, Adriano Celentano, sul suo blog: «Ciao Stefano! Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore (…). Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Lì si respira l’amore del Padre che perdona – scrive ancora Celentano rivolto a Stefano Cucchi – e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza più il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti…». Le polemiche comunque non scendono di tono, e nel giorno in cui i familiari di Stefano Cucchi incontrano il magistrato, si apprende che il sindacato di polizia penitenziaria Sappe ha depositato a Roma una querela nei confronti di Ilaria Cucchi.

E i “secondini” querelano Ilaria Cucchi

Lo rende noto lo stesso sindacato: «Prendiamo atto che Ilaria Cucchi vorrebbe ora vestire i panni di pm magari consegnando quelli da giudice al suo difensore per confezionare una sentenza sulla morte del fratello Stefano che più la soddisfi. Bisogna finirla con essere garantisti a intermittenza, rispettando le sentenze solo quando queste fanno comodo», afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe. Capece poi, nel sottolineare che il Sappe per scelta ha avuto finora un profilo basso sulla vicenda, però non accetta «giudizi e illazioni contro la Polizia penitenziaria, i cui appartenenti sono stati assolti due volte dalle gravi accuse formulate nei loro confronti», conclude che «l’insieme delle dichiarazioni diffuse da Ilaria Cucchi pare, con ogni evidenza, voler istigare all’odio e al sospetto nei confronti dell’intera categoria di soggetti operanti nell’ambito del comparto sicurezza».