La corsa per il Quirinale vista da destra: ecco i 10 principali candidati

La notizie che Giorgio Napolitano sarebbe pronto a dimettersi da presidente della Repubblica ha dato avvio alla corsa politica più delicata che esiste, la corsa per il Quirinale. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si vede adesso costretto a trovare un candidato o una rosa di candidati da sottoporre al voto segreto del Parlamento in seduta comune, con il rischio di trovarsi di fronte un plotone di franchi tiratori di ogni genere, dalla minoranza del suo partito ai malpancisti di Forza Italia. Il lavoro di selezione sarà quindi molto delicato e dalla capacità di trovare un nome di sintesi dipenderà il successo dell’operazione. Il lavoro di corridoio è ovviamente già cominciato e l’obiettivo di Renzi è quello di trovare una soluzione innocua per se stesso, che non gli faccia ombra alcuna, come accaduto con Federica Mogherini inviata a fare il ministro degli esteri dell’Unione europea o Paolo Gentiloni nominato alla Farnesina. Ecco l’elenco dei candidati possibili e il giudizio visti da destra.

Una donna al Colle per la prima volta

Renzi vorrebbe sparigliare mandando per la prima volta una donna al Quirinale, mostrandosi ancora il più moderno, capace di innovare. Il nome che ha in testa è quello di Roberta Pinotti, attuale ministro della Difesa. La Pinotti sarebbe perfetta per il premier perché è donna, è del Partito democratico, ma essendo molto scialba non ha particolare antipatie e quindi rischia meno con i franchi tiratori. Ma il vero motivo per cui a Palazzo Chigi accarezzano quest’idea è la debolezza interna e internazionale della Pinotti, che non ridurrebbe neanche di un centimetro lo strapotere del segretario del Pd. Da qualche giorno, però, la candidatura del ministro della Difesa è in calo a causa dell’inchiesta a suo carico per un uso disinvolto dei voli di Stato, cosa che vista da destra non può che essere giudicata molto negativamente.

La seconda donna in campo è Anna Finocchiaro, la tosta ex capogruppo al Senato, attualmente presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. E’ amata dalla vecchia nomenklatura, ma non avrà il sostegno di Renzi perché è troppo autonoma e troppo brava, legata a doppio filo alla vecchia classe dirigente. Una volta al Quirinale sarebbe un problema per il premier e per questa ragione ne ostacolerà l’elezione. Vista da destra è un buon candidato perché conosce la politica e le istituzioni e sa rispettare le regole del gioco anche in caso di dure contrapposizioni.

I tre notabili che non piacciono a Renzi

Tra i papabili per la prima carica dello Stato ci sono tre notabili del Pd che non garantiscono sonni tranquilli all’inquilino di Palazzo Chigi. Sono Walter Veltroni, Giuliano Amato e Romano Prodi, tre grandi nomi della sinistra. Se uno di questi dovesse varcare la soglia del Colle il premier si troverebbe con un leader forte, autorevole e apprezzato all’estero, un erede del modello di presidenza alla Giorgio Napolitano. Questa è lo scenario peggiore per Renzi e quindi dovrebbe essere quello più interessante visto da destra, perché garantirebbe un equilibrio istituzionale con pesi (Palazzo Chigi) e contrappesi (Quirinale).

Dei tre Veltroni è il più interessante perché è l’uomo che ha modernizzato e decomunistizzato la sinistra italiana, dialogando con la destra ed abbattendo gli steccati idelogici. Il peggiore dei tre è Prodi, il mortadella bolognese odiato dall’elettorato di destra, che è stato tartassato dalla sua politica fiscale. In mezzo c’è Amato, molto sostenuto da Napolitano, con simpatie a destra (Silvio Berlusconi in primis) grazie al suo passato nel Psi di Bettino Craxi.

I tre notabili che non dispiacciono a Renzi

Nel caso in cui dovesse emergere la necessità di candidare un notabile Renzi accetterebbe al massimo altri nomi, tra i quali Piero Fassino, Dario Franceschini e Sergio Chiamparino. Sono nomi con autorevolezza e storia personale nella sinistra, ma non lo impensierirebbero più di tanto. Fassino e Chiamparino gli consentirebbero di continuare a fare il padrone del vapore, mentre Franceschini pur avendo un buon rapporto col premier alla fine si rivelerebbe autonomo e potrebbe creargli qualche problema. Per queste ragioni i primi due non sono un granché se visti da destra.

La soluzione migliore e quella peggiore

La soluzione migliore per Renzi sarebbe quella di mettere un uomo suo senza grandi margini di manovra e per far questo starebbe pensando a Paolo Gentiloni. Per favorire un’ipotesi del genere lo ha infatti nominato ministro degli Esteri, in modo che da qui a qualche mese avrà un curriculum internazionale e sarà conosciuto personalmente dai ministri degli esteri e dai capi di governo europei. La soluzione peggiore sarebbe invece il rientro in Italia di Mario Draghi, attuale presidente della Banca centrale europea. Draghi non gode più della fiducia di Angela Merkel e gli ambienti che contano in Europa per liberare la sua poltrona potrebbero far ripartire la speculazione contro l’Italia per creare condizioni di emergenza che l’arrivo di supermario da Francoforte potrebbero stoppare. Nessuna delle due ipotesi è positiva vista da destra, perché la prima presenterebbe al mondo un’Italia debole, la seconda un’Italia prona a logiche straniere.