Compagne scegliete: o le lacrime di Livia o l’estetista di Alessandra

Autostima sì, piagnisteo no. E il fattore B, che sta per bellezza e non per Berlusconi. E lo stile ladylike in politica. E se i social sfottono è anche meglio, perché “siamo donneeee, oltre le gambe c’è di piùùù”. Via l’austerity, l’imperativo è essere “cool”. Pare strano, ma Alessandra Moretti nella sua supercommentata intervista a Corriere.it ha stilato un vero e proprio decalogo comportamentale per la donna in politica, marcando una distanza siderale dalle “compagne” di un tempo.

L’intervista di Moretti ladylike

Perché si candida in Veneto? Perché Renzi mi ha telefonato dicendomi che il partito ha bisogno di me, che il Veneto è “scalabile”. Cosa risponde a Rosy Bindi (che aveva accusato le ministre renziane di essere lì solo perché belle)? Io non rinuncio al mio stile femminile, io voglio sempre essere a posto perché la bellezza fa notizia, la bellezza non è incompatibile con l’intelligenza, Bindi ha avuto il suo stile. Qual era il suo stile? Uno stile più  austero e rigido che mortificava la bellezza. Io vado dall’estetista ogni settimana, e faccio tutto. Mi faccio la tinta, le meches, vado a correre, accompagno i miei figli a scuola di corsa, loro in bici e io di corsa. Voglio prendermi cura di me stessa. Lo sa che sui social la criticheranno? E chissenefrega, che devo avere i peli e i capelli bianchi? Più fanno così più continueremo ad essere tenaci coraggiose. Che cosa ti ho fatto di male? Ti dà fastidio che sono bella e brava? Marianna è una ministra brava, intelligente e bella, Elena Boschi è brava, intelligente e bella. Il nostro è uno stile ladylike. Canzone preferita? Mino Reitano, anzi no Rino Gaetano scusate, con la canzone “A mano a mano” e Noemi, “Bagnati dal sole”. Comunque io so fare tutto splendidamente bene…

Lo strappo con il passato

Anche nei gesti lo strappo è palese: mentre Livia Turco piange a L’aria che tira perché calano gli iscritti al partito, Alessandra Moretti sfodera il modello delle “tre grazie” – lei, Madia e Boschi –  come alternativa vincente ai peli, ai capelli bianchi, all’idea che la bellezza non si accompagni con l’intelligenza. In pratica loro sono le anti-Bindi, la prova vivente che i luoghi comuni della sinistra sulla femminilità si possono rottamare, che l’impegno politico non si misura nelle sedi di partito bensì dall’estetista. Ciò che viene rottamato non è un dettaglio: è l’idea, tipica della cultura femminista, che fosse sbagliato costruire la propria carriera sulla bellezza. Dalle militanti del Pci di un tempo si passa alle aggressive e rampanti lady renziane. Carine come una Barbie, pronte alla replica graffiante come una Braatz (so’ bella e allora? Che fai rosichi?). Fiabesche come una Winx (ma la bacchetta magica ce l’ha sempre il principe Matteo…).