Coltivi marijuana sul balcone? Se sei un pessimo botanico vieni assolto…

La marijuana che coltivi sul tuo balconcino è poco forte perché le foglie sono secche e dunque il principio attivo depotenziato, se non addirittura inesistente? Non potrai essere accusato di coltivazione e spaccio di sostanze stupefacenti perché il fatto non sussiste. Sembra quasi una storiella delle rubrica di enigmistica “Strano ma vero”, invece è un fatto realmente accaduto a Samassi, nel Medio Campidano, a 40 km da Cagliari. Un episodio – raccontato dal quotidiano L’Unione Sarda – a metà strada tra il surreale e la cronaca, che ha coinvolto un operaio, Marcello Mancosu, reo di aver improvvisato una piantagione di marijuana in vasi da balcone, al primo piano della sua abitazione.

L’accusa di legge, l’assoluzione grazie alla “botanica”

L’uomo, scoperto dai carabinieri, è stato regolarmente denunciato, e le piantine di canapa indiana in suo possesso sequestrate. E come l’iter giudiziario prevede, il “coltivatore diretto” improvvisato è finito di lì a breve sul banco degli imputati, da dove avrà sghignazzato non poco all’ascolto della sentenza che per lui ha invocato l’assoluzione a formula piena, decisa nel suo caso dal giudice monocratico del Tribunale di Cagliari «perché il fatto non sussiste». E non sussisterebbe, a detta del togato sardo, perché la scarsa conoscenza nel campo della droga, o meglio del giardinaggio, avrebbero finito per scagionare involontariamente l’uomo, accusato dopo il blitz delle forze dell’ordine di ben due reati non proprio da poco: coltivazione non autorizzata di cannabis e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Peccato – o meglio, per fortuna dell’imputato – che proprio il sequestro seguìto alla denuncia abbia dimostrato come le piantine che il botanico “fai da te” curava nei vasetti fossero di scarsa qualità e, più che essiccate (come avrebbero dovuto essere per rendere il loro effetto “stupefacente”), semplicemente secche, e quindi prive del principio attivo.

L’alibi dell’effetto stupefacente svanito

Di qui l’aggancio – o meglio l’innesto – per l’assoluzione. A smontare le due accuse in aula ha provveduto dunque l’avvocato difensore dell’operaio, Giovanni Antonio Lampis, che, aggrappandosi alla botanica prima ancora che al codice, ha convinto il magistrato che «si può parlare di coltivazione – racconta all’Unione Sarda – in caso di ciclo vegetativo attivo, ma qui siamo in presenza di piante e foglie secche che testimoniano un percorso concluso». Nessuna possibilità di spacciare la droga, dunque, «perché le piante – ha precisato l’avvocato – erano morte prima di sviluppare l’effetto stupefacente». Ma l’effetto stupefacente, in questo caso, pervade tutta la storia, e soprattutto, la sua conclusione…