La cena per farsi notare: ecco i 50 vip (e sfigati) che hanno finanziato Renzi

«Mi noteranno di più se vado o se non vado?». Nanni Moretti avrebbe finalmente sciolto il dubbio, osservando la sfilza di vip, trombati, sfigati e imprenditori a caccia di occasioni che s’è presentata ieri sera a Roma alla cena di finanziamento del Pd di Matteo Renzi. Chi non conta nulla, nel dubbio, c’è andato. Una kermesse che doveva essere all’americana, obamiana, ma che s’è trasformata in una passerella all’amatriciana, pallottiana, con tanti politici a caccia di visibilità nel cerchio magico del premier, un solo manager straniero, il presidente della Roma James Pallotta, e poche eccellenze vere dell’imprenditoria e del mondo dei professionisti italiani. Alla disperata ricerca di una foto con Matteo, c’è anche chi s’è accontentato di farsi fotografare i compagnia dei propri peperoncini calabresi (foto in alto), portati in dote a Matteo. Che ha preso e incartato tutto, anche la frutta, portando a casa un buon risultato per le casse del Pd grazie a un contributo minimo, a pasto, di mille euro. Ma in tanti hanno esagerato, col portafoglio più che con le mandibole.

Da Milano a Roma, raccolti un milione e mezzo di euro

Oltre un milione e mezzo di euro raccolti in due serate. Dopo gli 800 ospiti di Milano, a Roma sono arrivati oltre 900 partecipanti nel salone delle Fontane dell’Eur. Il premier si fa aspettare, arriva quando sono quasi le dieci, ma spiega l’importanza del contributo dei presenti non solo per le casse del Pd, in tempo di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ma anche per il suo progetto di cambiamento. Progetto al quale, evidentemente, i ravioli al salmone del catering Palombini serviti ieri, sono più utilidelle uova alla stracciatella che gli operai dell’Alcatel hanno lanciato al premier due giorni fa a Vimercate.

Politici e aspiranti renziani al gran completo

All’Eur c’erano, ovviamente, i renziani della prima ora e quelli last second, i più numerosi: dai fedelissimi Maria Elena Boschi e Luca Lotti, a Ernesto Carbone e Pina Picierno. Ma c’erano anche Beppe Fioroni, Walter Verini e la new entry dem Gennaro Migliore, Matteo Orfini, Simona Bonafé, Andrea Orlando, Enzo Amendola, Goffredo Bettini e Alessia Mosca, Francesco Bonifazi, Enrico Gasbarra, Enrico Lusetti. Non mancavano il presidente della Regione Nicola Zingaretti e il sindaco Ignazio Marino, di ritorno a Roma dopo l’alluvione (era a Milano, ovviamente). Tra gli ospiti si avvertiva però una differenza rispetto alla cena milanese di giovedì. Al Nord più borghesia e piccola e media imprenditoria, nella capitale tanta più politica, qualche rappresentante del mondo dello spettacolo, tantissimi costruttori, pochi professionisti.

Un parterre multicolor, tra comparse e personaltà

A parte il presidente dell’As Roma James Pallotta e l’intero stato maggiore della Magica, ieri sera c’era anche l’ex calciatore giallorosso Odoacre Chierico mentre ha disertato la serata Francesco Totti.  Al gran completo il mondo dei costruttori capitolini (Parnasi, Toti, Cerasi), albergatori come Roscioli, il mondo del web con Giorgia Albeltino, dirigente di Google Italia, il re del polistirolo Paolo Cerù,  il direttore generale della Lamborghini Umberto Possini,  Annamaria Malato, numero uno della Salerno editrice, il regista Fausto Brizzi e le attrici Claudia GeriniClaudia Zanella, l’imprenditore calabrese, quello dei peperoncini, Enzo Monaco, l’ex manager sempre a caccia di poltrone Chicco Testa, il dg di Sky Sport Matteo Mammi, il capo delle relazioni esterne di Terna Gianni Butitta, il responsabile dell’ufficio italiano della Ue Domenico Navarra, il chirurgo  Sasha Thomas, i leader del car sharing Verrecchia e Dosi, il presidente dei farmacisti Augusto Luciani, l’avvocato Raffaele De Luca Tamajo, il tributarista Raffaele De Stefano, Marcel Patrignani, amministratore Delegato Altran Italia, Fulvio Lucisano, produttore cinematografico, Luca Parnasi, costruttore interessato all’affare stadio, Silvio Sarno, della Irpinia Calcestruzzi e Marco Cossolo, di Federfarma, sindaco del Comune di Carignano già finito in manette per un’inchiesta su tangenti in Piemonte. Chi mancava dei big? Bè, quelli che contano, i Caltagirone, gli Scaroni, gli Arpe…