Caruso, dalle canne alla Camera agli squatter nelle case: “Giusto occupare”

Lo davano per disperso in una nuvola di fumo, ma Francesco Caruso, indimenticato protagonista di una semina di cannabis nei giardinetti di Montecitorio (poi smentita, forse per evitare una denuncia) è tornato sulla scena non appena ha sentito puzza di bruciato. A Milano, oggi, stavano sgomberando alcuni edifici occupati dai centri sociali, quale occasione migliore per rientrare sulla scena mediatica al fianco di no global, antagonisti e squatter? Ed ecco che dopo una mattinata di scontri tra i suoi amici e le forze dell’ordine, l’ex guru della sinistra ha parlato, ovviamente giustificando le occupazioni. Delle case altrui…

Il latifondista che attacca i nuovi latifondisti

«Occupare le case sfitte, pubbliche o private, credo che sia un atto legittimo di riappropriazione sociale, come facevano i nostri nonni negli anni Cinquanta che occupavano le terre incolte: solo grazie alle occupazioni delle terre è stato sconfitto il latifondismo». Caruso con ci ha spiegato, però, se occupassero casa sua lui come si comporterebbe: agli squatter offrirebbe una canna o un calcio in culo? Mistero dei Don Chischiotte che lottano contro i latifondi altrui. Del resto, lui di latifondi ne ne intende visto che proviene da una famiglia aristocratica della Calabria che vanta numerose proprietà agrarie e rurali, come emerse in articoli di giornale poco prima della sua elezione a parlamentare nelle fila di Rifondazione comunista. Francesco Caruso, del resto, non è nuovo a battaglie border line sul terremo dekka legalità, visto che spesso e volentieri è incappato in disavventure giudiziari. Il no global calabrese, animatore negli anni Novanta di Officina 99 a Napoli, si beccò una condanna in primo grado, ad un anno e 5 mesi di reclusione, per una rapina commessa come “un’iniziativa di autoriduzione ai danni di un supermercato milanese, nel 1999 ma fu assolto poi in appello. Per gli scontri di piazza del 17 marzo del 2001,  è ancora in corso il procedimento penale. Il 3 giugno 2007 è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per una irruzione da parte di un centinaio di manifestanti No Global all’Ipercoop di Afragola, venendo nuovamente assolto in appello nel gennaio 2010. Il 24 aprile 2008 la Corte d’assise del tribunale di Cosenza ha fatto decadere le accuse per intervenuta prescrizione, insieme ad altri 12 no global, dall’accusa di “associazione sovversiva e cospirazione contro lo Stato”.

La canne in Transatlantico

Ma l’impresa politicamente più eclatante Caruso la mise a segno quando, eletto parlamentare, annunciò al mondo intero che alla Camera aveva avviato una semina di cannabis per promuovere la battaglia in difesa della liberalizzazione delle droghe leggere. Poi smentì, ma intanto il suo popolo lo aveva portato in trionfo come nuovo leader di quella sinistra che, di lì a poco, avrebbe piantato davvero delle cose in Parlamento: tante grane per Romano Prodi, che svanì, a sua volta, in una nuvola di fumo, di lì a poco.