Da «capra, capra…» a «criminale»: altro processo agli show di Sgarbi

Il suo «capra, capra, capra» ha fatto il giro del mondo. Molti sorrideranno alla notizia. Perché seguono Vittorio Sgarbi in tv, sono abituati alle sue performance e al suo linguaggio colorito, che spesso arriva al cuore dell’argomento in maniera diretta, senza fronzoli e soprattutto senza buonismo. I suoi botta e risposta televisivi viaggiano sul web ad alta velocità, su YouTube basta scrivere la parola “Sgarbi” e vengono fuori tantissimi video, cliccatissimi, forse i più cliccati in assoluto.

Iniziato un nuovo processo

Ma per il critico d’arte si apre un altro processo. Sempre per le espressioni colorite che usa. Definì «criminale» il progettista del restyling di piazza Santa Maria Novella a Firenze e criticò fortemente il nuovo arredo urbano parlando di «panchine di m…» e «pavimentazione immonda»: è per questo che Sgarbi viene processato a Firenze per una presunta diffamazione contro l’architetto incaricato del rifacimento della piazza. I fatti risalgono al 2010. Parlando dei risultati estetici della piazza alla Biennale dei beni culturali Florens, in Palazzo Vecchio, Sgarbi non pronunciò mai il nome dell’architetto Maurizio Barabesi, pur dedicandogli una critica feroce. Tuttavia il professionista si sentì diffamato e denunciò il critico d’arte. Nel procedimento Sgarbi inizialmente venne prosciolto dal gip, ma dopo un ricorso in Cassazione promosso da pm e procura generale è stato rinviato a giudizio da un altro giudice. E c’è stata la prima udienza del processo davanti al tribunale di Firenze.

Cosa è accaduto precedentemente

Tra le attività di aula, la difesa di Sgarbi, avvocati Giampaolo Cicconi e Antonio Voce, ha presentato una sua lista testimoni tra cui figurano l’ex ministro Sandro Bondi, l’ex soprintendente Paola Grifoni, l’ex assessore di Firenze Eugenio Giani. Prossima udienza il 19 marzo 2015.

Nel precedente procedimento per il giudice la critica, estrema, non individuava un preciso destinatario, un ‘bersagliò delle invettive, anche perché Sgarbi non pronunciò mai il nome dell’architetto Maurizio Barabesi. Sempre secondo il giudice, Sgarbi pronunciò le sue critiche in modo generico, inoltre il pubblico dei presenti al convegno, comunque, ignorava chi fosse il progettista.