Da Campaldino ad Arezzo, un’altra battaglia ma in nome dell’integrazione

A qualche chilometro da lì vi fu la famosa battaglia di Campaldino alla quale partecipò anche Dante. E lì, da quella vallata che vide le truppe guelfe e ghibelline affrontarsi furiosamente per la storica battaglia e che custodisce le sorgenti dell’Arno, a decine sono partiti oggi per Arezzo. Con intenzioni meno bellicose, certo. Ma ben decisi a farsi ascoltare dal rappresentante del governo. Gli abitanti di Badia Prataglia, frazione del paesino aretino di Poppi, incastonato fra gli splendidi boschi del Parco delle Foreste Casentinesi, si sono presentati ad Arezzo per partecipare a un sit-in di protesta mentre in paese negozi e attività rimanevano chiusi per la serrata.

Consegnate in Prefettura le chiavi dei negozi

Così si è materializzata la protesta, oggi, del piccolo paese di montagna, nel Casentino – 785 abitanti di cui il 10 per cento di origine straniera – per dire no all’arrivo, massiccio e ingestibile, dei profughi dopo che il proprietario dell’hotel Bellavista, Paolo Mulinacci, un tre stelle chiuso da un anno, ha dato i locali in affitto a una cooperativa romana, la Domus Caritatis e ha dato la disponibilità ad accoglierne cento.
Gli abitanti di Badia Prataglia hanno fatto sapere che sono disposti senza problemi all’accoglienza dei migranti, ma solo per un numero inferiore di persone, più congruo rispetto alla popolazione residente nel paese.
Ad Arezzo il sit-in si è svolto davanti alla Prefettura: gli abitanti di Badia Prataglia si sono portati dietro anche le chiavi dei negozi per consegnarle simbolicamente in Prefettura.
Fra i manifestanti spiccavano anche alcuni residenti di origine albanese da tempo stabilmente integrati nella piccola frazione.

La Proloco guida la protesta: macché razzismo

La protesta, composta e pacifica, si è svolta dalle 9 a mezzogiorno, senza problemi: gli abitanti di Badia Prataglia hanno esposto diversi cartelli ed hanno mostrato una lettera, scritta al Prefetto da parte della Pro Loco di Badia Prataglia che guida la rivolta, per spiegare le origini della manifestazione che, ci hanno tenuto a sottolineare i manifestanti, «niente hanno a che fare con il razzismo ma che si riagganciano a un concetto civile di accoglienza e ospitalità».
I partecipanti avrebbe voluto essere ascoltati dalla Prefettura, ma i cancelli sono rimasti sbarrati. L’appuntamento, però, è soltanto rimandato: per il 20 novembre è infatti previsto, nella stessa sede, un incontro tra il Prefetto e tutti i sindaci del Casentino, con all’ordine del giorno proprio l’arrivo dei profughi dal Mediterraneo, per i quali ancora, in realtà, non vi sono notizie certe.