Alfano si difende alla Camera, ma rimane sotto attacco del Pd

Surreale vecenda quella della mozione di sfiducia di Alfano alla Camera. Il ministro si difende, ma molti parlamentari del Pd, partito che lo sostiene al governo prendono le distanze da lui. «Se oggi il ministro Alfano – dice ad esempio Antonio Boccuzzi –  non cambierà il tiro rispetto a quello che ha già detto la scorsa settimana su quello che è accaduto in piazza, io non parteciperò al voto di fiducia». Alfano però non ci pensa minimamente a modificare la sua versione. Anzi, dice che  le «immagini della trasmissione di Rai3 Gazebo, non smentiscono la ricostruzione dei fatti offerta da me in Parlamento».

Ignorato l’alt

Il ministro ribadisce inoltre: «Era stato intimato l’alt, l’ordine non è stato ascoltato dal corteo ed è seguito lo scontro tra polizia e manifestanti. Al momento cruciale, gli agenti erano in numero esiguo e la carica è stata ordinata a sostegno di quei pochi agenti che altrimenti non sarebbero riusciti a impedire che il corteo uscisse da piazza». Sottilmente offensivo è però questo tweet di un altro deputato del Pd, Dario Ginefra: «Quella che esprimeremo questa sera, con il voto su Alfano, sarà una fiducia al governo di Matteo Renzi». Come dire: Alfano non mi interessa, mi interessa solo Renzi.

Le contumelie di Vendola

Se poi, dal Pd, ci spostiamo un po’ più a sinistra, arriviamo alle vere e proprie contumelie contro il ministro dell’Interno: «Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è veramente una cartina di tornasole per capire la qualità del governo Renzi. La sua permanenza nel ministero è ragione di vergogna per il nostro Paese». E tanto basta. Domanda ingenua (ma non tanto): che ci sta ancora a fare Alfano con una simile compagnia?