Utero in affitto, i genitori scartano il figlio maschio: «Già ce l’abbiamo, prendiamo solo la femminuccia»

Un bambino nasce con una mamma surrogata e poi viene abbandonato dai genitori che lo hanno “commissionato” perché non corrisponde al loro sogno. È successo questa estate in Thailandia e un altro episodio si è verificato in India. Tristi casi che mostrano il lato oscuro e aberrante della pratica dell’utero in affitto. Ad agosto la vicenda del neonato thailandese affetto dalla sindrome di Down e abbandonato, dopo il parto alla madre surrogata, perché malato ha fatto discutere tutti i media internazionali. Ci si è interrogati su quali sono i limiti tra il diritto delle coppie che pretendono di diventare genitori a “tutti i costi” e quello di un bambino che si vede “scartato” e rifiutato perché non appaga le aspettative dei genitori “adottivi”. La risposta è nei fatti. La pratica dell’utero in affitto rischia di fatto di trasformarsi in un supermarket dei bambini («questo lo voglio, quest’altro non lo voglio perché non mi piace»). Come dimostra, per l’appunto, l’ultimo caso avvenuto in India. Una coppia australiana ha lasciato a New Delhi un gemello nato da una madre surrogata, mentre ha scelto di adottare la sorellina. Lo ha riferito The Indian Express con un articolo in prima pagina. Il caso risale al 2012, ma è emerso soltanto ora, dopo un’inchiesta di un tribunale australiano. La decisione dei genitori di adottare soltanto uno dei gemellini sarebbe stata motivata dal fatto «che la coppia aveva già un figlio maschio e ha quindi deciso di prendere solo la femmina», lasciando il maschietto alla madre che lo aveva partorito. Le autorità australiane avevano cercato di convincere i genitori ad adottare entrambi i bambini nati in India con un “utero in affitto”, ritardando la concessione del visto di ingresso per il bambino. Ma poi, secondo il giornale, non si sono potute opporre alla richiesta di cittadinanza presentata dai genitori. La pratica delle gravidanze surrogate è molto diffusa in India, in particolare nelle cliniche dello stato del Gujarat, e di recente il governo ha anche varato una legislazione specifica che regolamenta le adozioni, i diritti dei genitori e quelli delle madri surrogate. Ma non basta regolamentare. La vicenda indiana, infatti, aggiunge altri interrogativi etici  che dovrebbero spingere a fare un passo indietro: la pratica dell’utero in affitto – anche se inizialmente ha intenzioni “buone” – finisce in alcuni casi col creare solo danni e dolore.