Truffa da 11 milioni di euro in Calabria: spacciavano per carburante “bioavio” liquidi di carcasse animali

Sostenevano di riuscire a produrre un innovativo carburante “bioavio” per l’aeronautica civile attraverso la lavorazione degli scarti della macellazione, in particolare da carcasse di bovini.
E per realizzare questo progetto la società Ilsap di Velletri ha ottenuto fondi europei e nazionali per 11 milioni di euro per la realizzazione di uno stabilimento a Lamezia Terme.
Ma la guardia di Finanza di Catanzaro ha scoperto che il progetto era solamente una truffa messa in piedi per ottenere i fondi pubblici.
Nel progetto era previsto anche l’utilizzo del carburante “bioavio” per gli impianti di produzione di energia alimentati da turbine a gas. Il combustibile, secondo il progetto presentato al Ministero dello sviluppo economico per ottenere i finanziamenti, doveva servire anche per diluire il gasolio utilizzato nell’aviazione civile in modo da ridurre, secondo gli “inventori” del sistema, l’inquinamento e, in particolare, le emissioni di anidride carbonica.
I finanzieri di Catanzaro hanno però scoperto l’inconsistenza del progetto sin dalle prime fasi dell’indagine, quando i militari, accedendo all’interno dello stabilimento industriale nell’area ex-Sir, a San Pietro Lametino, sulla costa tirrenica catanzarese, si sono resi conto che non era stata avviata alcuna significativa attività di studio e ricerca.
Nel corso delle indagini i finanzieri hanno compiuto anche numerose perquisizioni nel corso delle quali sono stati sequestrati i documenti relativi al progetto.
Una volta accertata l’inconsistenza del progetto i finanzieri hanno provveduto a segnalare la vicenda al Ministero dello sviluppo economico, che ha bloccato l’erogazione dei finanziament.
Il docente universitario di Napoli coinvolto nell’inchiesta, nominato dal Ministero dello Sviluppo economico quale esperto scientifico per la valutazione degli aspetti tecnici ed i contenuti innovativi del progetto, è accusato di avere promosso senza esitare l’assegnazione del finanziamento pubblico.
Dalle indagini è emerso anche che il Dipartimento universitario a cui il docente apparteneva ha effettuato, nei confronti della stessa Ilsap, alcune consulenze del valore complessivo di 660 mila euro.
Il docente, inoltre, proprio in relazione al progetto della Ilsap, ha ricevuto, secondo i finanzieri di Catanzaro, somme in denaro confluite poi sui suoi conti personali.
Sei le persone denunciate con l’accusa, a vario titolo, di truffa pluriaggravata per il conseguimento indebito di cospicue erogazioni pubbliche, di una serie di falsità ideologiche e materiali e di abuso d’ufficio: fra loro tre fratelli di Latina, il legale rappresentante e socio della Ilsap e gli altri due soci, Maurizio, Roberto e Salvatore Martena, oltre al docente universitario e ai legali rappresentanti di due società fornitrici della Ilsap. Che un anno esatto fa, il 12 settembre dello scorso anno, era finita sulle prime pagine dei giornali perché nello stabilimento c’era stato un incidente nel corso del quale erano deceduti 3 operai: Daniele Gasbarrone di Latina e Alessandro Panella di Velletri, entrambi di 32 anni, e Enrico Amati, 37 anni di Torrita di Siena erano morti in seguito all’esplosione di un silos, divorati dalle fiamme. I tre uomini si trovavano insieme sul cestello sorretto da una gru dal quale stavano lavorando al silos. Gasbarrone e Panella erano dipendenti di un’altra società, la Aurelia Srl, che si occupa della realizzazione e della manutenzione di impianti. E proprio per questo stavano lavorando al silos per trasformarlo da luogo di transito a terminale di stoccaggio del materiale. Amati, invece, era responsabile della produzione della Ilsap e stava controllando il lavoro degli altri due. Lo stabilimento era stato sequestrato e la magistratura aveva indagato sia l’amministratore unico e responsabile della sicurezza della società, Maurizio Martena, sia il fratello Salvatore, socio-lavoratore della Ilsap. Oggi l’ennesimo colpo di scena. Il bello è che nel 2009 la Ilsap aveva ricevuto dalla Federlazio a Roma durante un’affollata festa bipartisan, fra signore in lungo e uomini incravattati, un riconoscimento per le «apprezzate sensibilità alle questioni ambientali e innovazione». Il premio era stato consegnato fra gli applausi scroscianti ai due fratelli Roberto e Maurizio Martena. Oggi il nuovo colpo di scena.