Troppe tasse: c’è chi rinuncia alla casa e la cede allo Stato

Colpa delle tasse sulla casa, colpa della crisi e del tenore di vita sempre più basso, fatto sta che insieme al calo dei prezzi degli immobili si sta verificando un fenomeno inquietante. Ci sono sempre più persona che pensano di lasciare allo Stato la propria casa perché non ce la fanno più a pagare le tasse e in questo caso decidono di rinunciarci. Il fenomeno è in crescita e lo ha osservato Confedilizia, l’organizzazione dei proprietari di immobili alla quale sempre di più arrivano richieste per avere informazioni sull’istituto della rinuncia. Siamo all’assurdo. «Non solo – sottolinea il presidente Corrado Sforza Fogliani – c’è chi decide di demolire la propria casa, di renderla inagibile. Nel Nord Est si scoperchiano i capannoni abbandonati per non pagare Imu e Tasi. Sono in crescita le schede di cancellazione degli immobili dal catasto. Come associazione siamo costernati di dover aiutare i nostri soci a distruggere un patrimonio immobiliare, ma è il risultato di un fisco incivile che tassa anche gli immobili che non producono alcun reddito». Gli esempi sono tanti. C’è il precario che eredita dal nonno la casa della sua infanzia, dove ha vissuto anni felici, ma l’immobile si trova nel paesino sperduto in pieno calo demografico. Come seconda casa paga Imu e Tasi spropositate rispetto al vero valore del bene che, se si dovesse guardare quello di mercato, sarebbe zero: nessuno la vuole comprare, nessuno la vuole affittare. Il proprietario non arriva a pagare le tasse. Addio alla cara casa del nonno. Si rinuncia.

Rinuncia alla casa delle vacanze anche per il dirigente cinquantenne licenziato e senza lavoro perché non ce la fa. Poi ci sono le case in territori collinari e montani abbandonati, qui i costi di manutenzione vanno a sommarsi alle tasse e allora si butta giù la casa. La possibilità di rinunciare alla propria proprietà a favore dello Stato è prevista dal codice civile. Di solito viene utilizzato al momento della successione ereditaria quando l’erede decide che il bene, in questo caso la casa, è troppo onerosa e invece di benefici economici produce perdite. Ma è possibile anche per qualunque bene di proprietà la cui gestione è diventata troppo onerosa. «La rinuncia è sempre un momento difficile – dice il presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani – a questo si somma il fatto che anche per rinunciare a favore dello Stato bisogna pagare e non poco». Confedilizia ha fatto alcune ipotesi nel caso di rinuncia per un immobile modesto con rendita catastale di 250 euro e una base imponibile di 31.500 euro. In questo caso il totale delle imposte può variare da 2.935 euro se si applicano le imposta di registro e le imposte ipotecarie e catastali a 3.465 euro se si applicano: l’imposta sulle successioni e donazioni oltre alle imposte ipotecarie e catastali.