Trieste, omaggio a Tito dal “compagno” Furlanic. La destra: via dalla presidenza del consiglio comunale

Ci sono quindici firme sulla mozione di sfiducia presentata al consiglio comunale di Trieste contro il “compagno” Iztok Furlanic, il presidente del Consiglio comunale – esponente di Rifondazione – che in un’intervista si è detto grato al maresciallo Tito per l’occupazione di Trieste il 1 maggio del 1945. Una data che non segnò purtroppo nessuna “liberazione” per il capoluogo giuliano ma inaugurò, come ha ricordato il capogruppo di Forza Italia Everest Bertoli, un periodo di terrore e persecuzione, con esecuzioni sommarie e deportazioni. Con le sue incaute e offensive parole Furlanic ha voluto riaprire ferite mai chiuse nella memoria di Trieste cui è del resto indifferente visto che si batte per introdurre la lingua slovena in consiglio comunale. “Furlanic può avere le sue idee da libero cittadino – osserva Alessia Rosolen di Un’altra Trieste – ma da presidente del Consiglio comunale non può esprimersi in direzione opposta a quella in cui vanno documenti votati dal Consiglio stesso, come ad esempio la mozione sul 12 giugno, fine dell’occupazione titina, ora la palla passa a chi la mozione non l’ha firmata, il Pd e le civiche di centrosinistra». «Fratelli d’Italia – dice Claudio Giacomelli – non riconosce più Furlanic come presidente del Consiglio. Lo invitiamo quindi a trasferirsi in uno dei “paradisi comunisti” che ancora deturpano il mondo per un’esperienza “dal vivo” dell’ideologia che tanto ama». Anche il Pd non ha gradito: infatti il senatore Francesco Russo ha ricordato che Furlanic avrebbe il dovere di essere super partes per il suo ruolo istituzionale. Per le dimissioni si sono schierati anche M5S e Lega. 15 firme ma con l’obiettivo di raggiungere quota 21 per togliere a un personaggio inadeguato una poltrona che non merita di occupare.