Tregua armata con i sindacati: Renzi “apre” sull’articolo 18 ma alla Cgil non basta

È cominciata con il passaggio sotto le forche caudine dei sindacati la giornata più lunga di Matteo Renzi. Una maratona di incontri a ritmo serrato è partita di buon mattino con il tavolo convocato a Palazzo Chigi con Cgil, Cisl, Uil e Ugl e a seguire con Confindustria per chiedere collaborazione in vista della fiducia al Senato sul Jobs Act. Presenti, oltre al premier, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, e i ministri Giuliano Poletti, Pier Carlo Padoan e Marianna Madia. Sul fronte opposto erano seduti al tavolo Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Luigi Angeletti e Geremia Mancini. «Ci sono sorprendenti punti di intesa» ha assicurato il premier chiudendo l’incontro con una bozza di accordo per garantirsi la non belligeranza delle forze sociali e un nuovo appuntamento per il prossimo 27 ottobre. Renzi ha aperto al compromesso con la nuova versione dell’articolo 18 che ha accolto alcune proposte della minoranza interna al Pd: resterà inalterata la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro nel caso di licenziamenti discriminatori e disciplinari, «ma previa la specifica della fattispecie». Passi avanti solo di facciata insufficienti per la leader della Cgil. «L’unica vera novità dell’incontro è che ci saranno altri incontri. Le altre sono cose note», ha detto ironica confermando il giudizio negativo sul modo in cui si sta componendo l’intervento sul lavoro e il «totale dissenso» sulle modifiche all’articolo 18 e sul demansionamento. Nell’oretta scarsa dedicata ai sindacati il premier ha illustrato frettolosamente, appena otto minuti, le linee guida dalle misure in materia di lavoro concentrandosi su tre titoli: salario minimo, rappresentanza sindacale (con una norma ad hoc inserita nell’emendamento al Jobs Act) e l’ampliamento della contrattazione decentrata. Il tutto condito da annunci rassicuranti per archiviare con successo la pratica: «Nella legge di stabilità sarà inserita una quota aggiuntiva di 1,5 miliardi per estendere gli ammortizzatori sociali, due miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro e un miliardo per la scuola», ha aggiunto Renzi prima di sfidare la legge dei numeri impegnandosi a rendere strutturale, a partire dal 2015, il bonus fiscale di 80 euro ai lavoratori dipendenti. Con quali soldi, però, non è dato sapere, bisogna crederci sulla fiducia perché le modalità di intervento sono allo studio dei tecnici. Infine, l’impegno per il salvataggio dei tre stabilimenti a rischio chiusura («Termini Imerese, l’Ilva di Taranto e l’Ast di Terni: sono le tre T di cui bisogna subito occuparsi insieme»). Nel corso dell’incontro c’è stato spazio anche per un siparietto musicale: Renzi e Padoan hanno infatti risposto per le rime alla battuta fatta della Camusso “Un’ora sola ti vorrei”. Il ministro dell’Economia ha citato la canzone “Quattro minuti” del rapper Mondo Marcio e il premier ha chiamato in causa la canzone di Edoardo Bennato “Una settimana, un giorno”. Per l’occasione Renzi ha confessato una predilezione per il cantautore napoletanto, «anche se adesso va a cantare per Grillo».