Tra i pentastellati alla kermesse grillina: tutti aspettano Beppe e omaggiano un nuovo idolo, il rapper Fedez

Alle 19 sul palco è atteso Beppe Grillo. Invece arriva Fedez, l’altra guest star della serata, assurto a beniamino dei militanti anche per le polemiche scatenate dal Pd intorno al suo inno grillino. Tocca a lui richiamare il popolo a cinque stelle sul piazzale davanti al palco del Circo Massimo. Fino a quel momento è mezzo vuoto, nonostante lo stesso leader avesse annunciato che avrebbe portato un saluto a quell’ora. Non è poi un grosso problema: se alla vigilia tutti scrivono che temi un flop, anche un mezzo flop diventa un successo o, per lo meno, un mezzo successo. Inoltre, lo spazio lasciato per ascoltare il comizio in “prima fila” è una parte assai ridotta dell’ampia ellissi del Circo Massimo. Non avrà certamente problemi a riempirsi all’arrivo dei “big”. Fedez, che ha risposto ai detrattori paragonandoli a Hitler, dà già una bella mano.

Molti pentastellati escono dal dedalo di viali creato dal villaggio di gazebo. Di stand ce ne sono tantissimi, dovrebbero ospitare le proposte di questa tre giorni romana, ma molti restano vuoti. Negli altri, per lo più intitolati ai territori, ci sono sparute coppie di militanti, non di rado a tenerli ce n’è uno solo. Capannelli si formano solo davanti ad alcuni. Interessano quello del Lazio, quello dei gruppi parlamentari, quello contro i finanziamenti pubblici. Ma su tutti “vince” lo spazio della Valle d’Aosta. Qui si incrocia una piccola folla: vengono distribuiti assaggi di formaggi, di vino e di Genepy Naturel. Attira, e molto, anche un outsider: lo stand delle stampanti 3D. Partecipa perché l’azienda – di Cassino – è di un ragazzo dello staff, «responsabile del palco», spiegano. È una finestrella sul futuro che incuriosisce e suscita domande come non se ne farebbero nemmeno al leader in pectore, Luigi Di Maio. Fra quelli dell’organizzazione generale, invece, vanno bene gli stand delle magliette e gli stand del cibo. Soprattutto gli stand del cibo. In uno l’acqua è finita, c’è solo birra nell’unica misura della media. «Ma bella piena e poi la bira nun fa venì la ruggine», dice un ragazzo dello staff a una signora. Fra i panini quello che va di più è «C, il vegano!». Lo spiega un uomo dello staff un po’ più in là con gli anni, mentre la ragazza al banco resta interdetta per la domanda. Lo spiega con l’entusiasmo di una risposta esatta al telequiz. I prezzi sono popolari: 3 euro e mangi il panino che vuoi, anche quello col prosciutto.

Di entusiasti ce ne sono molti. È un po’ come all’inizio delle vacanze, quando non ti vedi da un anno, ma ti ritrovi con gli amici come se fosse stato ieri. Ecco, qui invece del tempo c’è lo spazio e invece del luogo di villeggiatura c’è facebook. «Tu sei Tizia e Caia? Finalmente, ci parliamo sempre su facebook», è una conversazione piuttosto frequente e sempre accompagnata da grandi pacche sulle spalle (fisiche o metaforiche). Le più entusiaste di tutte, però, restano loro: le “groupie” della politica. Tutte over, come nella migliore tradizione dei partiti. Di così affezionate non se ne vedevano dai tempi del Berlusconi di mezzo. «Beppeeeeeee, grazieeeee», «Bep-pe, Bep-pe», «Grazieeeeee», gridano dalle “gradinate” laterali quando il leader fa capolino da dietro le transenne intorno alle 18. Allora la piazza non è mezza vuota, è vuota e basta. Ci pensano loro, le groupie (e i giornalisti) a riempire lo spazio sotto palco. «Beppeeeee», gridano quelle rimaste sugli spalti. Una amica di tastiera, da oggi non più solo virtuale, le raggiunge di corsa. «Oh, non ti lavare più la mano almeno per una settimana», dice una signora con la maglietta del movimento e un piumino fucsia sulle spalle. La fortuna sorride, ma non concede interviste. Lei, come altri, non parla con i giornalisti. Un’altra signora, cappello da cow girl in testa, annuisce per approvare la scelta. Per rompere la congiura del silenzio ci vuole l’unico uomo del gruppo. «Io voglio parlà, dai fammi una domanda cattiva. Dai, una su Pizzarotti». «Ok, cosa pensa di Pizzarotti?». «Mi piace», dice dopo dieci minuti di spiegazione, aggiungendo: «Dai, però ora fammi una domanda davvero cattiva». «Ma no, non serve, mi basta raccontare quello che vedo».