Torna il 6 politico, ma stavolta è per i professori scarsi

Torna un vecchio feticcio delle barricate sessantottine, il 6 politico, ma stavolta a parti invertite. Il caso scoppia all’Università di Padova che si dimostra più di manica larga nei voti con i propri insegnanti che con gli alunni. Proprio loro che  assegnano voti “al centesimo” in nome del rigore, si salvano poi dalla figuraccia approfittando di un “aiutino” per raggiungere la sufficienza piena. Un assurdo che accade grazie alla rimodulazione dei voti da parte del Presidio di valutazione della Didattica: a un prof per avere la sufficienza basterà un 5 e mezzo invece che 6. Un “ritocchino”  alle medie dei voti per promuovere tutti. Infatti è stata cambiata la soglia minima per la fascia alta nel giudizio dei docenti, portata da 7 a 7,5.

Un “ritocco” alle medie e i prof evitano la figuraccia

Il paradosso è che questo metro di giudizio non coinvolga pariteticamente gli studenti, che per uscire dalla “zona morta” tra il 5 e il sei passano interi semestri a macerarsi… L’ira degli studenti viaggia sui social forum, come riporta il sito skuola.net : questa decisione è «inaccettabile, promuove il demerito e alimenta l’inerzia». Hanno ragione. Peraltro, molti docenti del Bo si dichiarano imbarazzati: «Un bell’esempio che si dà agli studenti…», commentano su Facebook alcuni di loro. Si difende il rettore Giuseppe Zaccaria appellandosi al fatto che «la valutazione dei nostri docenti data dagli studenti  è fra le più alte d’Italia». Ma il problema è quel che dice dopo: il 6 politico «è semplicemente un incoraggiamento per quei professori lievemente al di sotto della soglia del 6 come voto. Considerato l’altissima media della valutazione generale, si tratta di pochi casi».

La triste fine della meritocrazia

Parole paradossali pronunciate da chi poi, trovandosi nella stessa posizione giudicante, applica un ben più rigoroso metro di valutazione. Il sei politico era un assurdo per gli studenti, lo è ora – forse di più – per i professori. Dall’ateneo insistono che questo criterio “al ribasso” riguarda solo un pugno di professori, circa 8. Il che non deve portare a minimizzare la questione, perché se affermato da una delle università più quotate è un’eresia: tendere verso l’eccellenza dell’insegnamento o è una qualità o non lo è. O è un insegnamento o non lo è. Dichiarare di avere professori di serie B, tanti o pochi che siano,  per un ateneo significa dichiarare fallimento.