Sulle unioni gay non servono le guerre di religione e neppure il carrozzone, i suoi fanti, i suoi re

giovedì 9 ottobre 18:07 - di Girolamo Fragalà

Non è una guerra di religione e neppure una gara a chi si mette più in mostra. È accaduto ciò che non doveva accadere: la questione sulle unioni gay si è da tempo trasformata in una sceneggiata, dove chiunque cerca di diventare attore protagonista, nessuno vuole restare indietro, nessuno ci sta a fare la comparsa. È stata una sceneggiata la vicenda delle dizioni “genitore 1″ e “genitore 2” al posto di “padre” e “madre”, motivata proprio da ipotetiche esigenze dei figli di coppie omosessuali. È stata una sceneggiata la vicenda delle lezioni sui rapporti gay nelle scuole, fatte persino alle elementari, con le favole cucite su misura per creare scandalo, Biancaneve che si risveglia con il bacio in bocca di una principessa e non di un principe, i due orsacchiotti che fanno un cucciolo in provetta, il padre di famiglia che racconta ai figli di essersi fidanzato con un uomo e altre follie mandate in pasto ai bambini. Per non parlare poi della corsa dei sindaci, tutti a cercare le luci della ribalta registrando matrimoni gay in barba alle leggi italiane. Ora stiamo assistendo alla commedia finale, stile facciamo ammuina, comunicati stampa a raffica, dichiarazioni in tv, «io sono a favore», «tu sei incoerente», «anche il Papa dice che…», «non tirare in ballo il Papa», accuse, insulti, violenze verbali, addirittura scontri in piazza. Sarebbe bastato un minimo di equilibrio per evitare questa deriva. Sarebbe bastato distinguere tra diritti e matrimoni. Perché mai nessun partito ha pensato di negare diritti alle coppie omosessuali, sia dal punto di vista personale sia da quello economico. Mai nessuno ha pensato che una loro unione non debba essere accompagnata da garanzie. Men che meno che a una persona possa essere vietato di assistere il compagno in ospedale. Su questa materia è compito del legislatore metterci mano, ampliare i diritti, evitare scivoloni. Cosa diversa è parlare di matrimonio nel senso stretto della parola, che è sempre tra un uomo e una donna; cosa altrettanto diversa è avventurarsi nell’essere favorevoli alle adozioni gay, perché qui ci sono gli interessi prioritari dei bambini. In più ci sono i princìpi della Costituzione da rispettare nonché le sentenze della Corte costituzionale. E va salvaguardato il concetto di famiglia, che si tramanda da secoli e che fa parte del nostro dna e delle nostre tradizioni. Forse sarebbe il caso di fermarsi. Di fermare questa guerra di fanatismi e riflettere. Perché un tema così importante non può essere ridotto a una sfida tra ultrà della curva nord e della curva sud.

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