Sul Tfr in busta paga è già bagarre tra governo e sindacati. Gasparri: “Annuncio-truffa”

Renzi è un bravo comunicatore ma forse dovrebbe ripassare un po’ la lezione di Carl von Clausewitz o quella di Sun Tzu sull’arte della guerra e ricordare che non è saggio aprire un nuovo fronte mentre si sta combattendo su un un altro. Esattamente quel che ha fatto il premier affiancando all’incandescente materia dell’articolo 18 quella, altrettanto rovente, del Tfr (la liquidazione) in busta paga. E infatti è un l’annuncio ha suscitato un vero e proprio vespaio polemico. Evoca addirittura la “truffa” Maurizio Gasparri, vicepresidente forzista del Senato, che poi aggiunge: “Qualche centinaio di euro in più non rilanciano i consumi e anzi l’idea di non avere un gruzzoletto da investire dopo anni di lavoro può avere un effetto deprimente”. Sempre Gasparri ricorda che per le piccole imprese tale misura “sarebbe un salasso insostenibile”. La chiusa dell’esponente azzurro è netta: “Basta con questi annunci choc. Dal Jobs Act al Tfr è una continua presa in giro. Un po’ di serietà in rispetto dei lavoratori”.

Sul fronte sindacale, per il governo, è peggio che andar di notte. La leader della Cgil Susanna Camusso diffida Renzi dal parlare di aumenti in busta paga: “Quelli sono soldi dei lavoratori, frutto dei contratti e delle contrattazioni e non una elargizione di nessun governo e non è un nuovo bonus se no, davvero, siamo alla disinformazione”. La Camusso vuole capire se l’inserimento del Tfr in busta paga “diventa un aumento della tassazione per i lavoratori” o se si mantengono i regimi differenziati di tassazione, quindi come fa il lavoratore ad investirlo nella previdenza ed – infine – se gli sarà accordata libertà di decisione.

Laconico, invece, il commento di Fabrizio Cicchitto (Ncd): “La questione dell’anticipo del Tfr in busta paga va approfondita, non ho un atteggiamento pregiudizialmente contrario”.  Un po’ poco se si considera che a pronunciarlo è un esponente della maggioranza.