Storica lite in diretta tra Santoro e Travaglio: vera rottura o “sceneggiata” per fare audience?

Marco Travaglio, si sa, non è affatto un tipo permaloso, tranne quando respiri nel suo spazio vitale, gli rivolgi la parola, lo guardi per più di venti secondi o gli pulisci la sedia prima di sederti. Se poi lo contraddici, è l’apocalisse, in lui si genera immediatamente un black out psicologico, va in bomba, diventa immediatamente paonazzo, si gonfia come un canotto e inizia a insultare a destra e manca. Ieri sera, a Servizio Pubblico, è accaduto l’irreparabile: tutte queste “provocazioni”, dallo sguardo insistente al contraddittorio, sono accadute contemporaneamente. Al punto che il vicedirettore del Fatto ha finito per litigare perfino con il suo tradizionale alleato, Michele Santoro, che lo invitava ad accettare la discussione, per poi abbandonare sdegnosamente lo studio come un’isterica diva di Pollywood. Una scena storica, quella vista a Servizio pubblico, dove si discuteva dell’alluvione di Genova con ospiti lo scrittore Mauro Corona, alcuni giovani “angeli del fango” e in collegamento esterno il governatore della Liguria Claudio Burlando. Travaglio, come al solito, ha attaccato a testa bassa su ritardi, omissioni e scandali il politico di turno, ricevendo delle risposte, anche piuttosto caute, dal diretto intetessato, accusato di tutto e di più, a ragione, in gran parte. Ma a un certo punto la discussione è degenerata, il giornalista ha parlato di “porcate di trent’anni” fatte da Burlando e Santoro l’ha invitato alla calma, a non offendere: «Marco, basta, non si insultano le persone, lasciagli la possibilità di difendersi!». E qui, altro che lesa maestà: Marco s’è irritato come un bambino a cui viene chiesto di non mettersi le dita nel naso. Il battibecco è proseguito per un po’ fino a quando un “angelo del fango “, presente in studio, ha timidamente fatto notare a Travaglio che il problema delle alluvioni in Liguria non si poteva archiviare solo come un caso di ritardi nella costruzione di alcune opere e discusso sulla base di Tar, politici e sindaci, ma che il problema bisognava conoscerlo a fondo e riguardava, più in generale, l’assetto complessivo del territorio. La grave colpa del ragazzo è stata quella di pronunciare la parola “sbaglio” rivolgendosi a  Travaglio, il quale, ovviamente, non l’ha presa bene: “Dillo a Burlando, perché ti rivolgi a me, che c’entro io, non capisco come mai mi dici queste cose a me…». Ma il ragazzo ha proseguito, anche se un po’ intimorito, rivolgendosi ancora, udite udite, proprio a Travaglio. Apriti cielo, Marco ha iniziato a contorcersi sulla sedia come un capitone nella pentola della cena di Natale, fino a quando Santoro non lo ha inviato ad accettare il confronto. E lui, per tutta risposta, ha abbandonato lo studio. «Santoro, a fine trasmissione, non s’è scomposto: «Fin quando sarò vivo accetterò il libero dibattito. Anche che un angelo del fango possa rispondere a Marco Travaglio». Un brutto momento di televisione e di giornalismo? La conferma che Travaglio balla bene solo in solitario? O, forse, come pensa qualcuno, s’è trattato di un siparietto per risollevare gli ascolti in picchiata? Di sicuro Santoro, ieri, è riuscito a sorpassare il “Virus” di Porro, ribaltando il risultato della settimana precedente. Ma forse è solo un caso.