Squinzi avverte Renzi: «L’articolo 18 non basta. Non è una legge a creare occupazione»

Il mondo dell’impresa incalza il governo ad adottare misure più incisive delle proposte meramente propandistiche avanzate finora.  Parla con schiettezza Sergio Squinzi  davanti al Forum della Piccola Industra in corso a Napoli. Tfr in bustra paga? Non se ne parla proprio. «L’Unico reale beneficiario di questa operazione sarebbe il fisco», scandisce a chiare lettere il leader degli industriali.  «Nulla che possa nuocere ulteriormente alle imprese è tollerabile». Né Squinzi è disposto ad accontentarsi della semplice riforma dell’articolo 18.  «Non è una legge a creare occupazione . Sappiamo che una legge malfatta  i posti di lavoro può distruggerli o quantomeno impedire che l’investitore li costruisca».  «Il problema del mercato del lavoro – argomenta il presidente di Confindustria – va affrontato  nella sua complessità e nella sua interezza, perché non si tratta del solo articolo 18». Ci vuole ben altro per creare nuova occupazione.  «Questo disegno di riforma sul contratto a tempo indeterminato e sulla flessibilità in entrata ed in uscita reggerà solo se accompagnato da una innovazione altrettanto importante e coraggiosa degli ammortizzatori sociali e dei servizi per l’impiego, della formazione al lavoro e dell’orientamento». La riforma «sarà compresa, agevolata e sostenuta se accompagnata da una azione decisa sulle politiche attive, rifondando radicalmente i meccanismi che si occupano del mercato del lavoro, di un moderno ed efficiente incontro tra domanda e offerta». Dopo aver comunque apprezzato il passi compiuti  sul mercato del lavoro, Squinzi avverte: «Non regaliamo l’ultimo miglio alla paura». E  a chi «parla di noi come padroni che vogliono il lavoratore più debole e senza protezioni» il leader degli industriali replica: «Faccia  un corso di formazione nelle nostre fabbriche». Chissà se D’Alema e Bersani accoglieranno l’invito.