Spandau Ballet sì, Califano no: il Festival del cinema di Roma esclude il film sul Califfo

Alla presentazione del Festival del cinema di Roma, all’Auditorium Parco della Musica, non è servita a nulla la protesta da parte di un gruppo numeroso di sostenitori di Franco Califano. Al segno di Tutto il resto è noia hanno vibratamente contestato l’esclusione dalle selezioni del Festival del film di Stefano Calvagna dedicato al cantautore romano Non escludo il ritorno. A guidarli lo stesso regista e il cast del film. Gianfranco Butinar, che interpreta Califano, Nadia Rinaldi e Franco Oppini. «Dopo il Festival di Sanremo, il Festival di Roma uccide Califano una seconda volta!», ha urlato Nadia Rinaldi, prima di uscire dalla sala insieme ai compagni di cast e al cineasta. Calvagna ha definito «impossibile e indecoroso che si sia preferito un film su un gruppo cometa degli anni ’80, come gli Spandau Ballet (il documentario Soul boys of the western world/ Spandau Ballet, il film, presente nella sezione Gala) a uno su un simbolo della romanità come Califano, realizzato da persone che lo amavano e lo conoscevano bene». Il regista mostra anche la lettera ricevuta dal Festival «in cui si dice che il film è di qualità ma che purtroppo non si è trovato uno spazio per mostrarlo…. è ridicolo. Non escludo il ritorno era pronto già per Venezia ma io ho voluto proporlo solo al Festival di Roma, perché era il più giusto dove farlo debuttare, in omaggio a Franco. Ora si dovrà aspettare l’uscita in sala».  Del Califfo, morto il 30 marzo di un anno fa, nella sua casa ad Acilia, meglio non parlarne troppo in un Festival che, con il tandem Marino-Zingaretti sulle poltrone chiave di Comune e Regione, ha svoltato decisamente a sinistra sotto la direzione di Marco Muller. Troppo irregolare e troppo di destra Califano (l’assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera lo ha esplicitamente lasciato intendere) per meritare una citazione. A parziale consolazione nei mesi scorsi l’assemblea capitolina ha approvato in consiglio comunale una mozione per ricordare e omaggiare “il Prevert di Trastevere” con una strada a suo nome. Troppa grazia da un’assemblea a maggioranza di sinistra che pensa solo a celebrare i propri artisti di riferimento. Dove non è arrivata Roma è arrivato il piccolo comune di Ardea, località in cui il cantautore è sepolto, che ospiterà, con il supporto della Siae, una fondazione e una sorta di casa-museo, ricostruita, con memorabilia, oggetti e testi del Califfo. Il minimo per un artista che ha segnato un’epoca.