Sinodo, Tettamanzi apre alla comunione per i divorziati. Ma a precise condizioni

Il tema controverso della comunione ai divorziati risposati continua a dividere società civile e ad animare una riflessione profonda nella Chiesa universale. E c’è da giurarci che sarà il filo conduttore del Sinodo sulla famiglia voluto da Papa Francesco che si apre nelle prossime ore. In un’intervista a Famiglia Cristiana, il cardinale emerito Dionigi Tettamanzi, anticipando il contenuto del suo libro Il Vangelo della misericordia per le famiglie ferite, conferma le aperture già dimostrate con lettera “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito” scritta nell’Epifania del 2008 per gli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione. «Il rischio è di dimenticarsi del cuore vero del problema: le persone, le famiglie ferite e il loro cammino di fede», spiega il prelato che esprime profonda amarezza per coloro che si sentono giudicati come “imperdonabili”. «Invece Dio ama tutti nessuno escluso, con un cuore misericordioso». Una risposta indiretta al cardinale Angelo Scola che pochi giorni fa in un intevento pubblicato su Il Regno aveva confermato la sua contrarietà a modificare la situazione attuale («È importante evidenziare molto meglio come il non accesso ai sacramenti non sia da considerarsi una punizione. Altre forme di partecipazione, come la Messa e la comunione spirituale non sono palliativi»).

Nell’intervista Tettamanzi racconta la sua esperienza personale di pastore nella quale si fa guidare dalla luce del Vangelo e dall’esperienza umana: «Ho a cuore la cura delle anime e per questo suggerisco pazienza, dialogo e perdono: un cammino esistenziale in cui le persone si confrontano con i propri errori e, passando per un percorso di purificazione e maturazione, arrivano a riconciliarsi tra loro, con la Chiesa e con Dio». In attesa di una pastorale, come suggerisce Papa Bergoglio, «intelligente, coraggiosa e piena d’amore», fatta di compassione e condivisione, senza giudizio né condanna della persona, il cardinale emerito pare all’ipotesi di una possibile ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti della penitenza e dell’eucarestia. Ma “a precise condizioni”: «Se dei sacramenti si assume, secondo l’insegnamento costante della Chiesa, il significato di segni della misericordia di Dio; se si evitano indebite confusioni sull’indissolubilità del matrimonio; se si assicura un recuperato impegno di vita cristiana attraverso cammini di fede che siano veri e seri». Il punto di partenza è il battesimo ricevuto che, «in virtù del suo carattere indelebile, fa di chi lo riceve una creatura nuova, un essere definitivamente e irreversibilmente inserito in Gesù Cristo e nel suo corpo vivente che è la Chiesa».