Sinodo, sui sacramenti ai divorziati si accende lo scontro. L’Eucarestia è premio o aiuto?

Un messaggio-appello per le famiglie di Iraq e Siria lanciato alla comunità internazionale da tutti i partecipanti al Sinodo, vescovi e popolo insieme. Una carrellata di interventi di quindici laici, su difficoltà economiche, incomprensioni, mancanza di dialogo, violenze, e questioni pratiche dell’educazione dei figli e i disagi dei figli di divorziati. In pillole è andata così la ultima congregazione generale del Sinodo sulla famiglia. Giovedì invece – ultima congregazione con interventi di vescovi, 21 previsti e 11 liberi – ci si è concentrati sui temi bioetici, e ancora riflessione sulle due linee circa la comunione ai divorziati risposati emerse nei lavori precedenti. A questo proposito si sono approfondite le diverse ipotesi pastorali, canoniche e teologiche contenute nella relatio ante disceptationem, con in più una interessante osservazione: un padre ha ricordato che «per l’accesso alla eucaristia – ha spiegato padre Lombardi – san Pio X ammettendo i bimbi a far la comunione, fu considerato estremamente rivoluzionario e innovatore al suo tempo. Ci sono anche esempi di coraggio da parte di un papa, nel riflettere o introdurre delle novità per quanto riguarda la prassi dell’accesso all’eucaristia». Il tema della comunione ai divorziati risposati resta dunque al centro del dibattito. Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, si aspetta delle aperture. «Non si tratta di mettere in discussione la dottrina ma c’è anche un’applicazione pastorale degli insegnamenti della Chiesa. È su questo che si sta misurando il Sinodo. Alcuni considerano l’Eucarestia un premio per i sani. Ma invece bisogna forse prendere in considerazione che è una medicina per chi è in difficoltà. E allora: hanno più bisogno delle medicine i sani o i malati?». Su questo e anche sulle altre tematiche che si stanno dibattendo nell’aula del Sinodo, il direttore di Famiglia Cristiana si aspetta che si esca con una visione nuova e soprattutto con un rinnovato approccio pastorale. Anche se non subito perché «il Sinodo straordinario di questi giorni non dovrà prendere delle decisioni.  È un’ampia ricognizione dei problemi legati al matrimonio e alla famiglia. Ci sarà poi un anno, fino al Sinodo ordinario del 2015, per arrivare alle novità. Ma fin da ora la dritta – ha detto il direttore del settimanale dei Paolini – è quella giusta». Contrario alla comunione ai divorziati risposati il cardinale Walter Brandmuller, già presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, che in un’intervista a Repubblica ha spiegato: «Quelle persone sono bisognose dell’aiuto pastorale. Questo, però, non può consistere nell’ammissione al sacramento dell’eucarestia, perché la loro scelta di vita sta in continuo contrasto con la parola di Gesù, quel Gesù con cui la comunione è il più intimo incontro possibile». Brandmuller ha invitato a «non concentrarsi soltanto sul problema dei divorziati civilmente risposati. Alla fine dei conti la loro cifra è proporzionalmente molto esigua, circa l’1% dei coniugi cattolici praticanti».