La sai l’ultima? Gentiloni è ministro. Non ci resta che piangere

La prima battuta sferzante è di Dagospia: «Renzi nomina Paolo Gentiloni ministro degli Esteri, uno che all’estero non è stato manco in vacanza». Ed è proprio così, la squadra di Palazzo Chigi si arricchisce di un nuovo (?) personaggio, l’ennesimo attore non protagonista del governo-commedia. Tutto fa spettacolo. E ci sarebbe da ridere se in ballo non ci fossero questioni serie. Anzi, serissime. A partire dalla questione dei Marò.

Battute e ironie

All’annuncio dell’incarico non c’è stato particolare entusiasmo a sinistra. E dall’opposizione una pioggia di critiche. O meglio, una pioggia di ironie. «Non avendo le idee chiare su quale linea seguire in politica estera Renzi ha optato per l’ex assessore capitolino al turismo. Farà il turista, appunto», scrive il capogruppo di Fratelli d’Italia-An Fabio Rampelli . Mentre Giorgia Meloni dice: «Non so quali siano le competenze di Paolo Gentiloni in materia di Esteri perché si è sempre occupato di altro. Gli auguriamo buon lavoro e speriamo che possa restituire all’Italia la capacità di essere più presente e con dignità sullo scacchiere internazionale. Ci sono tanti dossier aperti. Speriamo che Gentiloni voglia dare un segnale di discontinuità».

Da portavoce di Rutelli a trombato alle primarie

«Hanno appena nominato un ministro degli Esteri che brilla nel curriculum per essere stato portavoce di Rutelli, ministro del governo Prodi, trombato alle primarie del Comune di Roma l’anno scorso. E questo dovrebbe portare a casa i Marò? Non so se ridere o piangere», è il pensiero di Matteo Salvini. «Paolo Gentiloni nuovo Ministro degli esteri? Siamo su scherzi a parte. Ennesimo compromesso al ribasso».