Roma, panico a Eataly: rosticciere afgano licenziato accoltella il suo capo

«Ho visto lo chef scendere dalle scale del terzo piano rincorso dal giovane straniero. Arrivati a pochi metri di distanza da me ha preso il coltello e dopo due colpi a vuoto lo ha centrato al braccio. Il cuoco urlava “aiutatemi è matto”».
E’ il racconto di un dipendente romano della catena di punti vendita alimentari Eataly teatro, oggi pomeriggio, di uno drammatico fatto di cronaca: un ex-lavorante afghano venticinquenne del gigantesco negozio di Ostiense, Sharif Hossieni, licenziato di recente dallo storeha inseguito fra la folla e poi accoltellato un cuoco. «Se non fosse intervenuto un addetto alla vigilanza l’avrebbe ucciso», sottolinea il dipendente. E proprio la guardia giurata intervenuta per bloccare l’aggressore è stata la seconda vittima del folle gesto.
Sembrava una giornata come tante altre oggi nel punto vendita di piazzale XII Ottobre 1492 voluto dal suo fondatore, l’amico di Matteo Renzi, Oscar Farinetti, all’interno di quello che una volta doveva essere l’Air Terminal per Fiumicino.

Una lite per questioni di lavoro

Il normale flusso dei clienti all’interno del Centro commerciale che rappresenta l’unico punto vendita di Eataly nella Capitale e che è letteralmente preso d’assalto ogni giorno da migliaia di persone alla ricerca di prodotti alimentari tipici è stato sconvolto all’improvviso dalle urla del cuoco inseguito dall’ex-lavorante. Una lite esplosa all’improvviso, all’origine della quale, secondo più di un dipendente, vi sono i ritmi frenetici di lavoro richiesti dalla catena alimentare. Un clima che alimenterebbe dissapori, battibecchi, discussioni e, talvolta, bisticci veri e propri.
L’aggressore è arrivato al primo piano e ha iniziato a discutere animatamente con il cuoco. La lite è salita via via di tono e, sono intervenuti altri due dipendenti del punto vendita, fra i quali un addetto alla vigilanza, per tentare di riportare la calma e separare il cuoco e l’afgano. I due hanno tentato di allontanare il cameriere. Ma questo si è divincolato e, per tutta risposta, ha afferrato un coltello dal bancone e ha colpito il cuoco e la guardia giurata alle braccia tentando poi la fuga. Ma è stato bloccato dalla sicurezza interna che ha allertato la polizia mentre si scatenava il panico con un fuggi fuggi generale. Poco dopo arrivava sul posto anche personale del 118 per prestare i primi soccorsi ai due feriti.
«Dipendenti e clienti – racconta uno dei lavoratori – hanno iniziato ad urlare e così è arrivata la vigilanza». Anche al piano inferiore sono state sentite le grida: «eravamo nella nostra postazione – raccontano due dipendenti, all’ingresso di Eataly – quando abbiamo sentito delle persone chiedere aiuto. Poi sono arrivate le ambulanze e la polizia. Non avremmo mai immaginato una cosa del genere».
Siamo sconvolti per quello che è successo ma è una conseguenza dei ritmi stressanti e delle continue pretese che vengono richieste ai lavoratori – sostiene un lavoratore dell’Eataly romano – Nel mio reparto nell’ultima settimana si sono licenziate tre persone. Lavoro qui da un anno – continua il dipendente – e se potessi andrei via. Solo pochi mesi fa un lavoratore è morto di infarto ma da quel momento non è stato fatto nulla, neanche messo un punto di primo soccorso. Oggi a medicare lo chef è dovuta intervenire una cliente, medico, che si trovava qui per caso».

Turni stressanti e screzi fra i dipendenti

Sharif Hossieni lavorava come sottocuoco al reparto rosticceria di Eataly da circa un anno e lunedì si era dimesso ma avrebbe dovuto continuare a lavorare fino a domenica prossima ma giovedì ha avuto un violento litigio con un collega al quale doveva dare il cambio. Il cuoco aggredito, un trentottenne, era il suo capo. «Conosco entrambi di vista – racconta un dipendente della friggitoria – so che l’aggressore lavorava al reparto rosticceria fino a qualche giorno fa e che poi si era dimesso. Lo chef, di fatto, era un suo superiore probabilmente avrà preteso qualcosa di troppo da lui”.
«La situazione qui da Eataly non è delle migliori per noi lavoratori. Abbiamo contratti a termine e facciamo turni massacranti, anche di dodici ore spiega l’uomo ipotizzando che alla base del ferimento avvenuto oggi nell’edificio ci possa essere stato qualche screzio lavorativo tra lo chef e l’aggressore – Lavoro qui da un anno e se avessi un’alternativa sarei già andato via, il problema e che in un momento di crisi come questo non si può rinunciare allo stipendio e neanche avanzare troppe pretese perché in pochi minuti si rischia di essere sostituiti».
Sul luogo del ferimento ora ci sono gli indumenti sporchi di sangue e i rilievi della polizia scientifica che ha transennato la parte di un corridoio dove è avvenuta l’aggressione.