Renzi conta poco in Europa. No alla manovra, ai summit e alla flessibilità

Matteo Renzi si vanta di essere il leader del partito più grande d’Europa ed è contemporaneamente premier di un paese fondatore e presidente di turno dell’Unione europea. Eppure giorno dopo giorno emerge con evidenza che a bruxelles non conta nulla. Oggi la burocrazia comunitaria gli ha difatto bocciato la manovra economica, con una durissima lettera in cui è scritto che l’Italia “infrange gli impegni richiesti” e che “non aderisce alla regola di riduzione del debito”.

La Ue non ascolta il premier italiano

In Italia il premier aveva assicurato che avrebbe battuto i pugni in Europa per ottenere maggiore flessibilità, ma a leggere la lettera nessuno gli ha dato ascolto. Il problema è di auterovolezza e non di numeri economici. Il presidente francese Francois Hollande, che ha problemi economici maggiori, è statao sostenuto da Angela Merkel e i cugini d’oltralpe avranno meno problemi di noi.

Renzi fuori dai vertici che contano

Un altra prova della scarsa autorevolezza di Renzi si è avuta in occasione del vertice euro-asiatico tenutosi a Milano la scorsa settimana. In quell’occasione c’è stato lo storico incontro tra i presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko. Un momento di grande valenza internazionale al quale hanno partecipato Merkel e Hollande tenendo fuori dalla porta Renzi, nonostante il vertice si sia tenuto in Italia e nonostante il nostro premier sia anche presidente di turno dell’Unione europea. La conclusione è che il 40% preso dal Pd alle europee non conta nulla se non si ha peso internazionale, cosa che a Renzi manca. E questo comincia a creare problemi all’Italia.