Renzi cerchiobottista. Prima dice: «Sto con Hollande». Poi però torna a lezione dalla Merkel

Un colpo al cerchio e una alla botte. È questo questo lo stile europeo di Matteo Renzi, che da un lato strizza l’occhio agli “amici” Hollande e Valls dopo la dura presa di posizione francese in tema di austerità  e, dall’altro, ribadisce il suo allineamento all’ortodossia di Bruxelles e Berlino. Questo capolavoro di acrobazia politica il premier italiano lo compie a Londra, nel corso dell’incontro bilaterale italo-britannico con Cameron. L’esordio  è scoppiettante e lascia presagire la formazione di  chissà quale asse Roma-Parigi in funzione anti-Merkel.   «Rispetto – dice Renzi – la decisione di un Paese libero e amico come la Francia, nessuno deve trattare gli altri Paesi come si trattano degli studenti».  E poi pronuncia questa solenne e impegnativa dichiarazione: «Io sto dalla parte di Francois Hollande e Manuel Valls».

E allora? Il governo italiano è dunque pronto ad affiancare quello francese nella battaglia per l’allentamento dei vincoli di bilancio europei? Macché! Subito dopo, Renzi compie una piroetta e si ricolloca tra i diligenti scolari della Merkel. Così infatti, disinvoltamente, aggiunge: «… Ma naturalmente per l’Italia la situazione è diversa.». E ti pareva! «Noi rispettiamo i limiti che ci siamo dati del 3%»,  aggiunge serafico il premier italiano, tornando a parlare del Jobs Act che gli sta tanto a cuore:  «La riforma dell’art.18 è una grande riforma del mercato del lavoro e sarà molto apprezzata dagli investitori. Chi pensa che sia una mezza riforma non ha sentito la direzione del Pd o non ne ha letto il testo».

Renzi la sa lunga, ma non la sa raccontare. Così Pietro Laffranco, di Forza Italia, commenta le dichiarazioni di Rentzi e la posizione di comodo da lui assunta.  «Ieri la Francia ha annunciato di voler superare i vincoli in tema di deficit imposti dall’Europa della Merkel, poiché ha compreso come l’austerità stia finendo di impoverire il proprio paese, Renzi invece, pur mostrando di condividere, non ha il coraggio o la volontà di ribellarsi ai diktat tedeschi». Come dice il manzoniano Don Abbondio, «il coraggio chi non ce l’ha  non se lo può dare». Neanche nel tempo di twitter e delle slide.