Rampelli: «Mare Nostrum? Nove milioni di euro al giorno per ottenere solo lacrime e tensioni»

«Doveva essere uno strumento umanitario per la salvaguardia di vite umane e invece si è rivelato un fallimento su tutti i fronti». Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, boccia senza appello l’operazione Mare Nostrum che, a un anno dal suo battesimo, conferma tutte le criticità denunciate dal partito di Giorgia Meloni che il prossimo 18 ottobre sarà a Reggio Calabria per dire basta. «L’operazione, che pesa esclusivamente sulla casse del Stato italiano, nove milioni di euro al giorno, si è rivelata un bluff che invece di arginare il fenomeno dello sbarco incontrollato di immigrati sulle nostre coste ha contribuito  ad alimentare il sogno dei disperati e foraggiato le tasche degli scafisti senza scrupoli».

Gli interventi della nostra Marina Militare, però, testimoniano un successo …

Purtroppo non è così. Le morti accertate sono raddoppiate dal 2013 al 2014 sfiorando le 3000, che si vanno aggiungere al triste bilancio di ventimila immigrati vittime dei viaggi della morte dal 1990. Ma è un numero per difetto perché non è possibile quantificare le persone decedute per ribaltamento degli scafi prima di essere intercettate e messe in salvo. Chi ha davvero a cuore la tutela della vita di fronte a questi numeri impressionanti dovrebbe rinunciare alle crociate ideologiche e convincersi a bloccare questa missione. Il dovere sacrosanto della solidarietà non può non farci interrogare su cosa ci sia di umanitario nell’accogliere decine di migliaia di persone che poi dormono nei parchi pubblici sotto i cartoni, restano senza lavoro, vengono lasciate nelle mani della malavita organizzata. Che cosa c’è di umanitario nel farle morire di stenti o vederle in fila davanti alla Caritas per un piatto di minestra.

Fratelli d’Italia sostiene che Mare Nostrum ha aumentato esponenzialmente gli sbarchi

Lo dicono i numeri. Il miraggio del soccorso ha fatto esplodere l’escalation dei flussi provocando una massa ingestibile di nuovi ingressi. Dall’inizio dell’anno si sono certificati 150mila nuovi immigrati, una cifra superiori al picco conosciuto nell’anno delle primavere arabe. Le immagini rassicuranti dei soccorsi della nostra Marina Militare attraverso il satellite hanno messo in viaggio decine di migliaia di persone che stanno attraversando il deserto del Sahara con carovane dirette in Libia dove si consegneranno nella mani delli scafisti. Manca assolutamente una prospettiva di sviluppo dell’Africa e del Medio Oriente.

I nostri militari impegnati nel salvataggio, insomma, rischiano tutti i giorni per una causa persa?

I rischi e i costi sono incalcolabili, a cominciare da quello sanitario. Sappiamo per certo che una parte di soccorritori hanno già contratto la scabbia e la turbecolosi, che sono in aumento su tutto il territorio nazionale. La grande quantità di sbarchi rende difficile ogni intervento di accertamento e profilassi. Con la cancellazione del reato di immigrazione clandestina e l’azzeramento del fondo per il rimpatrio gli immigrati non regolarizzati ed esclusi dalle domande di asilo politico non sono tracciabili e si disperono sul territorio nazionale senza alcun controllo. Al rischio della diffusione di epidemie pericolose si aggiunge l’allarme terrorismo. 

Dopo il fallimento di Frontex plus con lo scaricabarile della Malstrom, adesso arriva Triton che dovrebbe alleggerire Mare Nostrum…

Temo che si rivelerà un altro bluff. Finora all’appello hanno risposto solo 8 paesi dell’eurozona mettendo a disposizione i mezzi per avviare l’intervento. Tra questi non compare la Germania della Cancelliera del rigore. Dobbiamo organizzare una colletta per Angela Merkel? 

 Allora quali sono le ricette?

Sospendere immediatamente Mare Nostrum, riattivare le politiche dei respingimenti, selezionare le domande di asilo attraverso  appositi presidi gestiti dall’Onu nei Paesi dai quali partono i maggiori flussi migratori per una valutazione preventiva dello status di rifugiato e per informare dei rischi connessi ai “viaggi della speranza”. E ancora il ripristino del reato di immigrazione clandestina e un adeguato stanziamento al fondo rimpatri, di fatto azzerato dal dl 120/13. Infine stipulare accordi bilaterali sul modello di quelli fatti con Libia e Albania per far scontare nel paese d’origine la pena dei reati commessi in Italia.